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Carcere Sant'Anna di Modena, Pd: 'Condizioni insostenibili per detenuti e lavoratori'

Carcere Sant'Anna di Modena, Pd: 'Condizioni insostenibili per detenuti e lavoratori'

Le parlamentari modenesi Enza Rando e Maria Cecilia Guerra, la responsabile legalità Rossella Caci e il consigliere Luca Barbari hanno visitato il carcere


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Riaccendere i riflettori su una situazione che definire critica sarebbe già un eufemismo: questo l'obiettivo della visita – la quarta da aprile 2025 - effettuata al carcere Sant'Anna di Modena dalle parlamentari modenesi del Partito Democratico Enza Rando e Maria Cecilia Guerra, insieme alla responsabile legalità della Federazione provinciale Rossella Caci e al consigliere comunale di Modena Luca Barbari.

 Quasi 517 persone detenute stipate in una struttura che ne potrebbe accogliere 372, celle con infiltrazioni d'acqua e impianti elettrici che nelle settimane più calde rischiano di non reggere nemmeno un ventilatore per cella: questi i numeri che la delegazione ha voluto portare all'attenzione dell'opinione pubblica, sottolineando come tali cifre non possano restare confinate nelle relazioni ufficiali, e diano prova di una situazione che, invece di migliorare, continua progressivamente a peggiorare.

 Le persone che lavorano dentro il carcere — dalla polizia penitenziaria al personale amministrativo — sono costrette a sobbarcarsi turni di lavoro estremamente pesanti, rinunciare alle ferie e sostituirsi le une con le altre a causa di un organico drasticamente sottodimensionato rispetto alle effettive esigenze.

'Le condizioni all'interno del Sant'Anna — dichiara la delegazione — sono insostenibili per tutti: persone detenute, che vivono un sovraffollamento che compromette dignità e salute mentale, ma anche la polizia penitenziaria, che opera quotidianamente sotto pressione costante, con organici ridotti e strutture inadeguate.

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Chi lavora in quel contesto merita rispetto e condizioni dignitose tanto quanto chi vi è recluso'.

 Gli esponenti Dem hanno voluto toccare un nervo che il dibattito pubblico tende spesso a rimuovere: il legame diretto tra il fallimento del sistema carcerario e la sicurezza dell'intera comunità. 'L'articolo 27 della Costituzione è chiarissimo: la pena deve tendere alla rieducazione. Non si tratta di un principio astratto, bensì di una garanzia per tutti i cittadini. Quando una persona esce dal carcere senza aver effettuato un serio percorso di consapevolezza e senza competenze spendibili nel mercato del lavoro, il fallimento non è solo individuale: la recidiva è la prova che il sistema non ha funzionato, e a pagarne le conseguenze siamo tutti'.

 La soluzione passa da investimenti concreti e non più rinviabili: programmi di formazione professionale all'interno degli istituti, percorsi strutturati di reinserimento lavorativo, supporto psicologico e psichiatrico reale. Esperienze già attive nel territorio dimostrano che un altro approccio è possibile: là dove i detenuti hanno acquisito competenze reali e certificabili e il carcere si è connesso con il tessuto produttivo locale, i tassi di recidiva calano. 'Queste esperienze vanno finanziate, replicate e rese strutturali, non lasciate alla buona volontà dei singoli o alla generosità di qualche impresa illuminata.

Invece constatiamo amaramente che Modena, nel Piano Carceri nazionale, non è affatto considerata'.

Il messaggio alla politica è diretto e senza sconti: il Governo continua a non fare nulla per risolvere problemi vecchi e nuovi. Il sovraffollamento non si affronta, gli organici del personale penitenziario restano drammaticamente insufficienti, e gli investimenti per l'edilizia carceraria brillano per la loro assenza.

'La sicurezza dei cittadini non si garantisce solo con più celle o più agenti, nel rispetto dell'umanità dei carcerati come di chi lavora nel carcere, ma anche facendo sì che chi entra in carcere ne esca con una possibilità reale di non tornarci. Questo è il senso dell'articolo 27. E questo è ciò che continuiamo a tradire' Finché il governo resterà sordo a queste emergenze, il sistema carcerario italiano continuerà a fallire la sua missione costituzionale, a scapito di tutti: di chi è detenuto, di chi ci lavora e della comunità intera'.

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