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Caso Amo, Barcaiuolo punta il dito contro il revisore Vito Rosati

Caso Amo, Barcaiuolo punta il dito contro il revisore Vito Rosati

Il senatore Fdi cita il curriculum reso noto da La Pressa: 'Più di un dubbio sulla reale indipendenza di chi avrebbe dovuto garantire legalità e trasparenza'


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'La vicenda aMo non è solo un caso di mala gestione, ma lo specchio di un intero sistema di potere. A Modena il Partito Democratico fa e disfa, assegna incarichi, gestisce il denaro pubblico, sistema persone nei posti chiave e – quando emergono gravi responsabilità – non offre alcuna trasparenza a chi pretende risposte chiare. Ecco perché la politica oggi ha il dovere di chiedere verità e giustizia, e di pretendere che gli oltre 500 mila euro sottratti tornino nelle casse dei modenesi'. Lo dichiara, in una nota odierna di Agenparl, il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.
'Lo scandalo aMo – prosegue Barcaiuolo – ha contorni quasi surreali. Una dipendente, assunta nel 2021 (dopo un bando vinto nel 2020 come evidenziato da La Pressa), avrebbe sottratto quasi mezzo milione di euro dai conti dell’ente tramite bonifici e utilizzo improprio del bancomat aziendale. Eppure, gli ammanchi risalirebbero almeno al 2019, ben due anni prima della sua assunzione. Una falla nei controlli durata anni, passata inosservata nonostante la struttura ridotta dell’Agenzia e i flussi economici gestiti. E mentre il danno cresceva, chi avrebbe dovuto vigilare taceva.
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Oggi, di fronte all’evidenza, l’allora amministratore unico, oggi segretario provinciale del Partito Democratico, arriva a giustificarsi parlando di “posto sbagliato al momento sbagliato” (come evidenziato sempre da La Pressa). Una risposta che suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini».
'Il quadro dei controlli interni è, se possibile, ancora più allarmante – sottolinea il senatore –. Il revisore dei conti di aMo (Vito Rosati citato da La Pressa), al centro della bufera, risulta aver ricoperto una serie di altri incarichi in enti pubblici del territorio, inclusi diversi Comuni soci dell’agenzia. Non solo : in barba ad ogni principio di buon senso e opportunità risulta essere anche presidente del collegio sindacale del Partito Democratico modenese. Un intreccio che solleva più di un dubbio sulla reale indipendenza di chi avrebbe dovuto garantire legalità e trasparenza. Secondo le normative vigenti e le indicazioni della Corte dei Conti, questi incarichi sono chiaramente incompatibili. Ma a Modena, evidentemente, si può chiudere un occhio e far finta di nulla'.
'Come se non bastasse – spiega il senatore – c’è la gestione per nulla trasparente dell’intera vicenda. Ad esempio, un bonifico “incriminato” da 7.000 euro (dato evidenziato dal Resto del Carlino), con causale “viaggio a Londrina” (viaggio già pagato dal Comune, peraltro) avrebbe dovuto rappresentare la prova schiacciante di un uso improprio dei fondi pubblici; nonostante ciò, dalla scoperta del caso alla denuncia formale sono trascorsi ben due mesi.
E oggi, a distanza di tempo, i consiglieri comunali che cercano chiarezza si vedono recapitare documenti ufficiali con pesanti omissis. Cosa si sta cercando di nascondere? È questo l’interrogativo che Fratelli d’Italia continua a porre, mentre cresce il sospetto che aMo non sia che la punta dell’iceberg di un sistema più ampio e radicato'.
'Questi dati, ai quali si aggiungono le dichiarazioni imbarazzanti di un Partito Democratico che cerca di smarcarsi, accusando gli stessi consiglieri che chiedono chiarezza di strumentalizzare e stravolgere la realtà, non fanno altro che dimostrare quanto profondo, arrogante e incapace di autocritica sia la gestione della sinistra a Modena. Fratelli d’Italia non si fermerà finché non verranno chiarite tutte le responsabilità e non verranno restituiti i soldi pubblici fino all’ultimo euro pubblico sottratto illegalmente', conclude Barcaiuolo.
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