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Cgil contro i maxi compensi Hera: 'Tagliare retribuzioni manager'

Cgil contro i maxi compensi Hera: 'Tagliare retribuzioni manager'

'Da troppi anni assistiamo invece a una non più tollerabile divaricazione retributiva fra management e lavoratrici e lavoratori'


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“Il cda di Hera compia un atto di responsabilità e diminuisca le eccessive retribuzioni dei manager. Un primo segnale a cui deve seguire una politica di contenimento delle tariffe”. A chiedere una riduzione dei compensi di Stefano Venier e Tomaso Tomasi questa volta - dopo la richiesta del consigliere regionale di Emilia Romagna Coraggiosa - è la Cgil.
Ricordiamo che l'ad Stefano Venier nel 2018 ha percepito un compenso pari a 578.269 euro, nel 2019 invece ha incassato complessivamente 952.353 euro. Il presidente esecutivo Hera Tomaso Tommasi di Vignano (quello che nel 2014 non sentiva il bisogno di tagliarsi il compenso) ne guadagna 562.448 euro, nel 2018 furono 557.955 euro.

'Sono migliaia le lavoratrici e lavoratori che, pur lavorando, versano in condizioni di povertà - scrive la Cgil -. Il quadro si è aggravato con l’emergenza sanitaria in corso e con gli effetti che sta producendo sulla nostra economia. Se il contesto sociale ed economico è drammatico, risultano quindi eccessive le retribuzioni dei manager delle aziende partecipate dal pubblico, e gli irragionevoli incrementi riconosciuti a vario titolo. Per quanto riguarda Hera, parliamo di retribuzioni attorno al milione di euro che non hanno giustificazione alcuna.

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È doveroso e necessario un atto di responsabilità da parte del cda di Hera, e di tutte le aziende partecipate, che vada a diminuire la portata di questi compensi a nostro avviso ingiustificabili. Ci rivolgiamo anche alle proprietà affinché adottino una scelta politica in tal senso. Si tratterebbe di un primo segnale a cui deve seguire una politica di contenimento delle tariffe con particolare attenzione alle fasce sociali più deboli e maggiormente colpite dalla crisi Covid – 19. Da anni la CGIL rivendica una nuova politica dei redditi e una più equa redistribuzione della ricchezza, una politica salariale che incrementi le retribuzioni, un fisco più equo basato sulla lotta all’evasione e sulla progressività, l’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze. Da troppi anni assistiamo invece a una non più tollerabile divaricazione retributiva fra management e lavoratrici e lavoratori, i cui livelli retributivi in generale, e soprattutto per le basse professionalità, lavoratrici e lavoratori degli appalti,  precari, part-time involontari, non garantiscono neppure il dettato costituzionale che recita 'Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa'.
Per tutti questi motivi - chiude la Cgil - è più che mai necessario porre un argine alle enormi disuguaglianze presenti nella società e che gli effetti del Covid-19 rischiano di incrementare ulteriormente'.

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