Il segretario cittadino e i responsabili Sicurezza e Giustizia del Partito Democratico modenese sono intervenuti ieri per criticare le recenti modifiche in termini di criminalità e giustizia minorile contenute nell'ultimo Ddl anti-maranza del governo. Critiche che si inseriscono sul solco del garantismo verso i minorenni e che però stridono con alcune ripetute prese di posizione sul tema dello stesso sindaco Mezzetti. Il primo cittadino infatti, prima del varo del Ddl anti Maranza, ha sottolineato in più di una occasione la necessità di ascoltare il rumore sordo che proviene dai ragazzi, ma anche come in Italia vi sia una normativa sui minori eccessivamente garantista che non consente alle stesse forze dell’ordine di operare con l’efficacia necessaria.
Una tesi diversa da quella espressa oggi dal Pd, a dimostrazione del resto della complessità del tema.
'La sicurezza è un valore fondamentale e chi commette reati deve risponderne - hanno dichiarato il segretario cittadino del Partito Democratico Diego Lenzini e i responsabili Sicurezza e Giustizia Stefano Manicardi e Danaida Delaj - proprio per questo però, le riforme della giustizia devono essere costruite con rigore giuridico e nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, senza inseguire slogan o semplificazioni.
Le modifiche annunciate dal Governo sulla giustizia minorile destano forte preoccupazione perché rischiano di mettere in discussione uno dei principi cardine del nostro ordinamento - proseguono Lenzini, Manicardi e Delaj - un minore non è un adulto e la sua responsabilità penale deve essere valutata caso per caso, tenendo conto della sua maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni'.'Preoccupa, in particolare, la proposta di introdurre l'imputabilità obbligatoria già dai 14 anni di età, giustificata ancora una volta dal clamore mediatico attorno alla criminalità minorile - ricordano i dem - al contrario, la tendenza che si osserva è quella di un’espansione dell’allarme pubblico e di una risposta sempre più penale, che ha già trasformato il sistema minorile italiano in un apparato più affollato, più securitario e sempre più distante dalla sua funzione educativa originaria'.
'Uno Stato democratico non considera i giovani un problema da gestire principalmente con strumenti repressivi - evidenziano - ma li considera cittadini, titolari di diritti, protagonisti della vita pubblica e persone sulle quali investire e lavorare sulla prevenzione. Preoccupa un clima nel quale il dissenso, la partecipazione e perfino il protagonismo giovanile rischiano di essere letti anzitutto come questioni di ordine pubblico, in quanto è una deriva culturale che non


