'Siamo al paradosso: in un momento in cui è stato appena siglato il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale e il Governo mette al centro la Pubblica Amministrazione, la buona occupazione e l’investimento con piani assunzionali straordinari il Comune di Modena mette in campo vecchi strumenti e fa il suo piano di smantellamento della gestione diretta dei nidi e scuole d’infanzia comunali. Un piano pluriennale che non è assolutamente giustificabile con le difficoltà assunzionali (ad oggi non sappiamo neanche quali saranno le capacità assunzionali del Comune nel 2022) ma che è una precisa scelta politica di non gestire più direttamente i servizi educativi 0-6 anni. E ai roboanti annunci dello scorso anno, quando furono passati alla Fondazione Cresciamo i due nidi Piazza e Cipì, di puntare al sistema integrato 0/6 con al centro la Fondazione da sviluppare e innovare, non è seguito nulla di così innovativo se non l’abbassamento del costo del lavoro e il peggioramento delle condizioni contrattuali del personale coinvolto. Questa è la buona occupazione immaginata dall’Amministrazione modenese e queste le politiche dell’ente locale assegnate alla Fondazione, come dichiara l’Amministrazione stessa - affermano i sindacati -. A ciò si aggiunge il fatto che il Comune non si è neanche degnato di dare comunicazione di tali scelte alle rappresentanze dei lavoratori e delle lavoratrici e alle Organizzazioni Sindacali. Nel comunicato dell’amministrazione infatti si fa riferimento all’illustrazione delle linee principali del Piano occupazionale fatte ai Sindacati, ma nonostante ci siano stati due incontri sul tema assunzioni (uno il 3 marzo e l’ultimo neanche 24 ore prima dell’uscita sulla stampa da parte del Comune!) l’amministrazione ha evitato di affrontare l’argomento, e non è stato fatto alcun cenno a esternalizzazioni nel settore educativo.
'Di fronte ad un mondo che cambia e che prova realmente ad innovare il Comune di Modena è capace di applicare solo le solite miopi ricette, che nulla hanno di innovativo, e che non tendono certo ad innalzare la qualità del lavoro, obiettivo che dovrebbe essere comune per rafforzare quella coesione sociale e quella tutela dei diritti di cittadinanza di cui ci sarebbe estrema necessità' - chiudono Cgil, Cisl e Uil.



