A guidare il corteo, in testa, c'è il segretario provinciale della CGIL di Modena, insieme a quello dei SI Cobas, Pini, e a un rappresentante della FIOM, nordafricano, che parla arabo trasmettendo in lingua messaggi e istruzioni alla folla. Con sciarpa con colori della bandiera palestinese e moschee. Insieme ad una rappresentante dei giovani per la Palestina che in felpa Nike condanna Israele e la Meloni. 'E' una partecipazione enorme' - afferma Daniele Dieci. Ci aspettavamo numeri altissimi ma non così. Ciò significa che il comune sentire dei cittadini Modenese è molto più alto rispetto a quello che sta succedendo a Gaza di quanto si possa pensare. Vogliamo che venga denunciato il genocidio in corso, vogliamo che venga detto che la Flotilla aveva una funzione umanitaria e che gli attivisti sono stati fermati come fossero dei pirati, e vogliamo dire no al riarmo'.
Tutte le anime solitamente divise nelle battaglie per i diritti del lavoro — CGIL, USB, SI Cobas — oggi incredibilmente unite in un corteo che si può sintetizzare come pro-Gaza. Scompare però quasi del tutto l’icona che ha animato molte delle recenti manifestazioni: la 'Flottilla', praticamente mai citata. Così come resta completamente assente, quasi fosse un tabù, ogni critica o messa in discussione di Hamas. Parola proibita, nei fatti. Nel bene e nel male. Unico mantra contro Israele e contro i governi, italiano in primis.
Il corteo appare come un mix di forze sindacali in una sorta di 'fusione fredda', che riesce però a scaldare i cuori anche di molte associazioni, Arci e associazioni islamiche comprese, ritrovatesi sotto il grande ombrello di “Modena per la Palestina”. La manifestazione si riempie di migliaia di persone, che arrivano fin dalla prima mattina, anche in treno, da comuni della provincia e da fuori provincia. Tutto sembra programmato al dettaglio. A prevalere, visivamente, sono le bandiere dei SI Cobas, più numerose persino di quelle palestinesi: sono in testa al corteo, mentre CGIL e le sue articolazioni settoriali sfilano in mezzo e
Numerosi gli studenti, più o meno sindacalizzati e politicizzati, riconoscibili dalle sigle sventolate sulle loro bandiere. Nessuna rappresentanza ufficiale del PD: non vediamo nessuno del partito né in testa né in mezzo né in coda, anche se una nota del PD dirà chi del partito c'era fisicamente, e non solo idealmente. Un comunicato di adesione “ideale” e formale, firmato dalla segretaria provinciale Marika Menozzi. Adesione formalizzata in una nota anche da AVS.
Dopo il raduno alle ore 9 e la partenza da Piazzale Primo Maggio, alle ore 10, il corteo attraversa Viale Monte Kosica, il viale della stazione, Piazzale Natale Bruni, oltrepassa il cavalcaviaferrovia Mazzoni, percorre Canaletto Sud e, intorno alle 12:15, quando la testa del lungo serpentone — circa un chilometro di corteo — raggiunge via Finzi, arriva l’annuncio: il segretario provinciale della CGIL comunica, come già previsto e dichiarato alle forze dell’ordine, che il corteo non svolterà in via Gerosa, ma per chi vorrà, proseguirà dritto verso la tangenziale, con l’intenzione dichiarata di occuparla e bloccare il traffico in entrambe le direzioni. Tutto sembra far parte di un copione già scritto.
'L’azione - anticipa il segretario Dieci al microfono - proseguirà verso il cavalcavia ferroviario Cialdini e il Parco Ferrari, con l’intenzione, anch’essa dichiarata, di bloccare il traffico in un’altra parte della città. “Stiamo violando una legge fascista” dichiara il leader Modenese del sindacato. Nessuno si defila. Nessun dubbio. L’immagine è surreale: il lungo serpentone umano si immette in tangenziale. Il traffico è già stato preventivamente bloccato dalla polizia locale, dispiegata in forze lungo tutto il percorso, un chilometro prima e un chilometro dopo il corteo. Il tratto interessato — tra l’accesso da via Finzi e l’uscita su strada della Marmora — si riempie su entrambe le carreggiate, come previsto, per bloccare tutto il traffico comunque già fermato, mentre la coda del corteo è ancora in attesa di entrare.
Gli organizzatori discutono: la CGIL spinge per far proseguire il corteo secondo programma, uscendo dalla tangenziale, mentre i SI Cobas vogliono che anche la coda entri e si fermi per continuare l’azione di blocco. Quello forse si, non programmato. C'è tensione tra gli organizzatori. I toni si alzano, davanti e dietro al camion in testa al corteo. Si arriva a un compromesso: il corteo si compatta, la testa è già all’uscita dello svincolo di strada della Marmora, mentre la coda entra in tangenziale e rimane ferma alcuni minuti. Il colpo d'occhio è notevole circa 10.000 persone lungo o le due corsie di una tangenziale deserta in un venerdì mattina. Poi, il via libera: il corteo esce dalla tangenziale e rientra sulla viabilità cittadina, già sostanzialmente bloccata a nord della fascia ferroviaria. Come da programma. Anche la violazione della legge sembra da programma.
Al centro, seduti e in parte stremati, alcuni manifestanti. Mentre tanti abbandonano la tangenziale. Ciò che bisognava fare era stato fatto. Dall’altoparlante arriva il messaggio: “A Gaza non si mangia, si può aspettare — se non saltare — il pranzo”. Ma non tutti sono d’accordo: c’è chi ha prenotato una visita, chi deve fare la spesa o andare a prendere i figli. Altri sono stanchi di stare in piedi, fermi sotto il sole. Il corteo comincia a perdere centinaia di partecipanti, che si allontanano dalla tangenziale. Intorno alle 13:00, il corteo si dissolve. I principali accessi alla tangenziale vengono riaperti, restano invece chiusi quelli lungo l’asse del cavalcavia ferroviario Cialdini. Che sarà attraversato dai manifestanti che continueranno fino al parco Ferrari dove sosteranno, mangiando un panino e cantando Bella Ciao.
A differenza di quanto avvenuto in altre città, nessuno scontro, nessun vandalismo. Solo disagi enormi per un’intera città, che ha vissuto il blocco della circolazione ma non si è fermata: le fabbriche, gli enti pubblici e privati hanno continuato il loro lavoro.
Gi.Ga.




