'Il disagio ambientale è l'indennizzo riconosciuto ai Comuni che ospitano un impianto per compensarne gli impatti. A Modena vanno 8,16 euro a tonnellata bruciata, meno di un centesimo al chilo.
L'importo è uguale, ma la fonte giuridica è diversa. Sugli urbani lo stabilisce la regolazione pubblica, con atti di Regione e Atersir, e lo pagano in bolletta famiglie e imprese dei Comuni che conferiscono. Sugli speciali la norma regionale non prevede alcun indennizzo: esiste solo per un protocollo tra Comune e Herambiente (delibera di Giunta 663/2022), e lì il gestore applica prezzi di mercato. Il disagio è lo stesso, che bruci un rifiuto urbano o uno speciale. E c'è l'effetto cumulo: il forno lavora giorno e notte per gran parte dell'anno e i suoi inquinanti si sommano tra loro e a quelli delle altre fonti del territorio. Come ricorda il Comitato, nessuna norma fissa un limite per questo effetto. Sugli urbani non aumentare l'indennizzo ha una logica: ricadrebbe sulla tariffa. Sugli speciali, in larga parte da fuori provincia, questa ragione non c'è - continua Ballestrazzi -. Quel protocollo scade il 31 dicembre 2026 e non si rinnova da solo. A oggi non mi risulta rinnovato. I suoi 8,16 euro derivano da una base di 8,33 che sembra ferma dal 2009: per recuperare l'inflazione ne servirebbero oltre 11'.
'È l'occasione per un aumento che copra l'inflazione e spinga a ridurre gli speciali, fino alla chiusura entro il 2034 chiesta dalla mozione 2414/2025: almeno 12 euro a tonnellata, il doppio oltre una soglia che scenda ogni anno, soldi vincolati a salute e ambiente, a partire da una nuova indagine sanitaria. Senza ricarichi in bolletta né via libera a bruciare oltre il 2034. Il sindaco Mezzetti, autorità sanitaria locale, presiede il patto di sindacato dei soci pubblici di Hera e in aprile ha detto che serve «una relazione con la comunità e la qualità della vita».


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