'La misura, presentata come strumento di razionalizzazione della spesa sanitaria, di fatto introduce un meccanismo premiale legato non alla qualità delle cure o agli esiti clinici, ma alla diminuzione delle richieste di accertamenti - afferma la Ascari -. La delibera ha sollevato forti proteste da parte del personale sanitario e delle organizzazioni civiche, che la considerano una distorsione del principio costituzionale di tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, oltre che una forma di pressione indebita sui professionisti della sanità pubblica. Il rischio concreto è quello di scoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce, in aperta contraddizione con le campagne di sensibilizzazione e i piani di prevenzione promossi dallo stesso Ministero della Salute e dalle Regioni. Misure di questo tipo possono compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente, alterando la libertà e la responsabilità clinica del medico, che deve fondarsi unicamente su valutazioni scientifiche e sul bisogno reale di cura dell’assistito, ricordiamo del resto che il modello sanitario pubblico italiano si basa sul principio dell’universalità, dell’equità e dell’appropriatezza delle cure, non sulla monetizzazione della riduzione delle prestazioni sanitarie'.
Incentivi ai medici per prescrivere meno esami: il caso finisce sul tavolo del Ministero
Interpellato il ministro Orazio Schillaci. 'Misure di questo tipo possono compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente, alterando la libertà e la responsabilità clinica del medico'
'La misura, presentata come strumento di razionalizzazione della spesa sanitaria, di fatto introduce un meccanismo premiale legato non alla qualità delle cure o agli esiti clinici, ma alla diminuzione delle richieste di accertamenti - afferma la Ascari -. La delibera ha sollevato forti proteste da parte del personale sanitario e delle organizzazioni civiche, che la considerano una distorsione del principio costituzionale di tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, oltre che una forma di pressione indebita sui professionisti della sanità pubblica. Il rischio concreto è quello di scoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce, in aperta contraddizione con le campagne di sensibilizzazione e i piani di prevenzione promossi dallo stesso Ministero della Salute e dalle Regioni. Misure di questo tipo possono compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente, alterando la libertà e la responsabilità clinica del medico, che deve fondarsi unicamente su valutazioni scientifiche e sul bisogno reale di cura dell’assistito, ricordiamo del resto che il modello sanitario pubblico italiano si basa sul principio dell’universalità, dell’equità e dell’appropriatezza delle cure, non sulla monetizzazione della riduzione delle prestazioni sanitarie'.
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