'E' inaccettabile che i sindacati, senza aver mai ricevuto alcuna informativa, debbano venire a conoscenza di disposizioni e complessi progetti di integrazioni aziendali interprovinciali attraverso gli organi di stampa, anziché attraverso i tavoli formali di confronto. Informazione preventiva, trasparenza e confronto devono tornare ad essere parte del metodo con cui si governa un’Azienda sanitaria pubblica'. Lo dicono Giuseppe Fornaro e Valerio Coviello Fp Cgil Modena e Nicola Maria Russo Uil Fp Modena e Reggio Emilia sul tema dell'integrazione degli ospedali di Sassuolo e Scandiano annunciata dal dg dell'Ausl di Modena Mattia Altini (nella foto).
E i sindacati puntano anche il dito sul tema della carenza di personale.
'Lo denunciamo da mesi: la carenza di personale in sanità non può essere pagata dai lavoratori. Purtroppo è esattamente quello che sta succedendo. Rientri, straordinari e sacrifici non possono sostituire le assunzioni. Ora i nodi vengono al pettine e a pagare sono ancora una volta lavoratrici e lavoratori. Da mesi sentiamo parlare di valorizzazione delle professionalità – proseguono i sindacalisti - sviluppo delle competenze e <vocazione> di chi lavora nella sanità.
Ma la realtà quotidiana vissuta da infermieri, Oss, tecnici, professionisti sanitari e personale amministrativo dell’Azienda Usl di Modena è fatta di carenze di personale, turni scoperti, rientri nei giorni di riposo e continui spostamenti per garantire la tenuta dei servizi'.Già a maggio, Fp Cgil e Uil Fp si sono confrontati in assemblea con le lavoratrici e i lavoratori dell’Azienda Usl di Modena per denunciare una situazione ormai insostenibile. 'Avevamo segnalato alla direzione aziendale che l’uso dello straordinario come strumento <ordinario> per garantire i servizi avrebbe avuto conseguenze devastanti sui fondi contrattuali – spiegano Coviello, Fornaro e Russo - Oggi purtroppo tocchiamo con mano il risultato non solo dei tagli alla sanità, del blocco della spesa per il personale e del tetto al salario accessorio, imposti dalle scelte di Governo, ma anche di alcune precise scelte aziendali'.
'Avevamo avvertito l’Azienda. Continuare a coprire sistematicamente i vuoti di organico attraverso <rientri da casa> e straordinari avrebbe avuto due conseguenze inevitabili: logorare ulteriormente il personale e consumare risorse economiche destinate anche ad altri istituti contrattuali. Più volte nel corso dell’anno abbiamo chiesto all’Azienda Usl un piano straordinario di assunzioni per riportare lo straordinario alla sua funzione originaria ed eccezionale' - spiegano i sindacalisti Cgil e Uil.
Il finale di questa storia era così prevedibile che le Rappresentanze Sindacali Unitarie Aziendali (Rsu) hanno diffidato l’Azienda dal continuare a fare un
Quella diffida non era un atto formale, ma ha costretto l’Azienda Usl a cercare ulteriori risorse a bilancio, rivelatisi però insufficienti per riconoscere economicamente tutti gli sforzi richiesti al personale. L’Ausl ha speso molte di queste risorse per coprire gli straordinari e i “rientri da casa” (turni volontari incentivati per rientrare dal riposo a coprire turni scoperti), superando ampiamente le disponibilità previste per il 2025-2026 arrivando ad oltre 1 milione di euro di spesa.
Dopo mesi nei quali ai dipendenti è stato chiesto di rinunciare ai propri riposi per coprire turni scoperti, si arriva al paradosso: prima si chiede al lavoratore di rientrare perché il personale non c’è, poi, quando le risorse non bastano più, si elimina il riconoscimento economico di quello stesso sacrificio. 'Comprendiamo quindi perfettamente la rabbia di quei lavoratori che oggi si vedono negato l'incentivo per aver saltato magari l'unico giorno di riposo per coprire un turno scoperto. È una rabbia giustificata, soprattutto per chi vive quotidianamente le difficoltà dei servizi” aggiungono.
Se domani nessuno fosse più disponibile a rientrare, chi coprirebbe quei turni? È questa la domanda che la Direzione Ausl dovrebbe porsi.
'Lo abbiamo detto in tutti i modi e in tutte le salse: un ricorso così esteso agli straordinari e “rientri da casa” avrebbe finito per esaurire non solo le energie dei lavoratori, ma anche le risorse destinate agli stessi. Infatti, il fondo contrattuale stanzia le risorse per finanziare le diverse voci del salario accessorio di tutti gli operatori della sanità, quali, indennità varie, progetti incentivanti, produttività, progressioni economiche (DEP) e tutti gli altri istituti previsti dalla contrattazione. Questo portafoglio, però, non è infinito anzi, è molto risicato e continuare a spendere risorse in maniera così consistente per coprire attraverso il “rientro da casa” una carenza di personale ormai strutturale, una spesa che impedisce di utilizzarle per tutto il resto. Soldi di lavoratrici e lavoratori che potrebbero andare nelle loro tasche senza che questi siano costretti a “vivere” negli ospedali o negli uffici. Come organizzazioni sindacali abbiamo il dovere ancora una volta di ribadirlo – concludono Coviello, Fornaro e Russo - continuare su questa strada rischia concretamente di voler dire che il prossimo anno potremmo ritrovarci a discutere non più del mancato pagamento dell’incentivo per il rientro da casa, ma della perdita di migliaia di euro perché non sarà possibile dare seguito ai bandi per le progressioni economiche (già saltate nel 2025), o non sarà possibile riconoscere le quote di produttività per come la conosciamo oggi'.


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