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Mafie, operazione anti-camorra, sequestri e arresti anche in Emilia-Romagna

Mafie, operazione anti-camorra, sequestri e arresti anche in Emilia-Romagna

Un funzionario di banca faentino Domenico Sangiorgi, una delle 12 persone finite in carcere nell'ambito dell'operazione antimafia, era 'perfettamente consapevole dell'apporto che forniva all'associazione'. A dimostrarlo, si legge in una nota della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono le conversazioni intercettate, in cui il bancario avvisa l'imprenditore Antonio Passarelli, a sua volta arrestato, degli accertamenti disposti dalla magistratura nei confronti di un suo socio d'affari, e successivamente lo informa anche sulle ulteriori richieste inoltrate alla banca sul suo conto, in modo da consentirgli di adottare le contromisure necessarie


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C'e' anche l'Emilia-Romagna tra le regioni coinvolte nell'operazione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli contro 'un gruppo criminale legato a diversi clan camorristici operante in diverse regioni, come Lazio, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Lombardia e particolarmente Emilia-Romagna, con base prevalente in Campania e attivo in vari settori', in primis 'quello degli investimenti immobiliari e quello delle truffe alle assicurazioni'. Il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Bologna, con l'aiuto dello Scico di Roma e del Comando provinciale di Napoli, sta infatti 'dando esecuzione a numerose misure cautelari personali, disposte dal gip del Tribunale napoletano. Contemporaneamente, fanno sapere le Fiamme gialle, 'si sta eseguendo il sequestro preventivo di un patrimonio del valore complessivo di 700 milioni di euro'.

Il funzionario di banca faentino Domenico Sangiorgi, una delle 12 persone finite in carcere nell'ambito dell'operazione della Direzione distrettuale antimafia, era 'perfettamente consapevole dell'apporto che forniva all'associazione'. A dimostrarlo in maniera 'eclatante', si legge in una nota della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono 'le conversazioni intercettate', in cui il bancario avvisa l'imprenditore Antonio Passarelli, a sua volta arrestato, degli accertamenti disposti dalla magistratura nei confronti di un suo socio d'affari, e successivamente lo informa anche 'sulle ulteriori richieste inoltrate alla banca sul suo conto', in modo da 'consentirgli di adottare le contromisure' necessarie.

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Il bilancio dell'operazione, a cui hanno preso parte anche la Guardia di finanza di Bologna e lo Scico di Roma, e' di 12 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, quattro persone agli arresti domiciliari, e il sequestro preventivo di '1.177 immobili, 211 veicoli, 59 societa', e 400 rapporti bancari, per un valore nominale complessivo di circa 700 milioni di euro'.

Il gruppo criminale, legato ai clan camorristici Mallardo, Di Lauro, Puca, Aversano, Verde e Perfetto, oltre che al clan degli scissionisti, operava in diversi settori, in primis quelli degli investimenti immobiliari e delle truffe alle assicurazioni. Nel primo caso, si legge nella nota, dalle verifiche bancarie emerge 'un vero e proprio impero patrimoniale che gli indagati gestivano in maniera assolutamente promiscua', senza 'distinzioni di ruoli, societa' o conti correnti', in quanto 'l'unico scopo era creare una formale giustificazione per il reimpiego di enormi somme di denaro di provenienza illecita'.

Per quanto riguarda le truffe alle assicurazioni, invece, l'organizzazione realizzava 'pratiche di falsi incidenti automobilistici, finti incendi e finti allagamenti', i cui proventi 'finivano parzialmente nelle casse dei clan camorristici', e spesso 'venivano riciclati in attivita' societarie'.

Dell'organizzazione faceva parte Passarelli, che spesso mascherava questi proventi come 'conferimento conto soci in societa' di cui, formalmente, non faceva parte'. L'operazione di oggi, ricorda la Dda, 'rappresenta lo sviluppo di indagini svolte negli scorsi anni', che avevano portato tra l'altro al sequestro, nel 2011, del complesso edilizio 'Parco Primavera' di Melito, in provincia di Napoli, 'edificato abusivamente con il concorso degli organi deputati ai controlli edilizi e al rilascio delle autorizzazioni'.

Sangiorgi, comunque, non era l'unico 'colletto bianco' che collaborava con l'organizzazione: oltre a lui, infatti, e' finito in manette anche il commercialista Antimo Castiglione, che 'organizzava con gli indagati i passaggi societari, preordinava tutti gli e'scamotages per eludere le investigazioni, e gestiva, anche direttamente, i patrimoni degli indagati'.

 

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