Da capogruppo e referente cittadino FdI, cosa l’ha portata a scegliere di abbandonare il partito?
'È stata una decisione tutt’altro che facile e che ho maturato con profondo rammarico. Ho fondato Fratelli d’Italia a Nonantola quando il partito sul territorio praticamente non esisteva: ho lavorato giorno dopo giorno tra la gente, mettendoci la faccia e il cuore, fino ad arrivare alla presentazione della lista. Tuttavia, nel tempo ho avvertito un forte senso di isolamento e una mancanza di meritocrazia e di considerazione per il lavoro svolto sul campo. Lasciare un partito che oggi viaggia su percentuali di consenso molto alte dimostra che la mia non è una scelta di calcolo politico o di convenienza, ma di dignità personale e politica. Quando viene meno la condivisione e il rispetto per chi lavora ogni giorno sul territorio, occorre avere il coraggio di voltare pagina'.
Cosa rimprovera in particolare ai vertici provinciali di FdI? Ha avuto il supporto del suo ex partito in questi anni da consigliere?
'Non porto rancore, ma la realtà dei fatti è che in questi anni mi sono spesso sentito solo nelle battaglie quotidiane. L'unico vertice politico che non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, fin dai momenti più critici come quando si ripresentò un problema di forma a poche ore dalla chiusura delle liste, è stato Antonio Platis, con cui c'è sempre stata un'amicizia e una stima sincera: era sempre il primo a rispondere e ad attivarsi. Per il resto, dal livello provinciale non c’è stato il supporto che un capogruppo si aspetterebbe. Non si è mai tenuto conto del lavoro svolto per le scadenze elettorali provinciali o regionali e non per velleità personali o per fare un 'salto di carriera', ma semplicemente per un principio di meritocrazia e di valorizzazione del lavoro territoriale. Perfino sulla comunicazione locale c'erano obiezioni quando inviavo comunicati a testate non tradizionalmente 'amiche'. Il mio malessere, comunque, non è un caso isolato: è un sentimento diffuso che io ho semplicemente avuto il coraggio di palesare'.
Quali sono le dinamiche interne nella catena di comando di FdI Modena che ha vissuto con maggiore fastidio?
'Ciò che ho sofferto di più è la mancanza di ascolto verso chi sta in prima linea nei comuni e il condizionamento da logiche calate dall'alto, che spesso ignorano le esigenze reali della politica locale.
Un consigliere di FdI ha libertà di critica o la sua azione è stata limitata?
'Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di mantenere la mia autonomia di pensiero e di azione, agendo con la massima abnegazione per il bene di Nonantola. Tuttavia, quando la catena di comando percepisce la vivacità o l'autonomia locale come un problema anziché come un valore aggiunto, l'azione politica finisce inevitabilmente per essere frenata.
Perché ha scelto l’approdo in Forza Italia? Cosa si aspetta di diverso?
'Scelgo Forza Italia perché è un partito ben strutturato, radicato e dimostra di saper valorizzare chi lavora sul serio: i numeri parlano chiaro, con 9 nuovi ingressi a fronte di sole 2 uscite a dimostrazione di una grande attrattività e organizzazione sul territorio. In Forza Italia trovo un ambiente aperto, dove le relazioni umane e il lavoro di squadra contano ancora. Entro in questa nuova casa politica mettendomi a completa disposizione con lo spirito di sempre: quello di un lavoratore della politica, una persona in mezzo alla gente e sempre disponibile per tutti i cittadini di Nonantola, a prescindere da chi mi ha votato'.
g.leo.


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