Si è svolta oggi in Consiglio Comunale la discussione sul centro Drop-In di via Giulio Benassi, il servizio diurno per persone con dipendenze gestito dalla Fondazione CEIS, inaugurato il 17 marzo 2025 senza un adeguato coinvolgimento preventivo dei residenti del quartiere Sacca/Crocetta. Tre mozioni sono state presentate contestualmente: quella del Gruppo ModenaperModena, a prima firma della Capogruppo Maria Grazia Modena; quella a firma congiunta dei gruppi di maggioranza PD, Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle, Spazio Democratico e Modena Civica; quella di Fratelli d'Italia. Un confronto che rivela, al di là delle intenzioni dichiarate, approcci radicalmente diversi al problema.
'La nostra mozione parte da un'analisi puntuale del contesto: il Drop-In è collocato a pochi passi dal parco XXII Aprile e dall'area R-Nord, storicamente note piazze di spaccio; nel raggio di poche centinaia di metri si trovano quattro strutture scolastiche, un nido d'infanzia, uno studentato universitario, l'accesso pedonale alla stazione Porta Nord. Lo stesso comunicato stampa del Comune del 14 marzo 2025 aveva riconosciuto implicitamente la criticità del luogo, segnalando la necessità di videosorveglianza 'per garantire la sicurezza di utenti e residenti'. Dal novembre 2025, nello stesso capannone di via Benassi, sono stati aggiunti 40 posti letto per senza fissa dimora, aggravando ulteriormente la concentrazione di marginalità in un'unica area urbana già fragile - sottolinea Maria Grazia Modena -.
La mozione ricorda che circa 250 cittadini hanno sottoscritto una formale richiesta di incontro al Sindaco Mezzetti, e che già il 20 ottobre 2025 l'assessore Camporota aveva riconosciuto in Consiglio Comunale la necessità di 'approfondimenti ed eventuali rivalutazioni congiunte' — dichiarazione rimasta, a distanza di sei mesi, senza alcun seguito comunicato né al Consiglio né ai residenti. Gli impegni richiesti alla Giunta sono precisi e scanditi da scadenze vincolanti: relazione informativa completa entro 30 giorni; assemblea pubblica con i residenti entro 30 giorni; avvio della procedura per una sede alternativa entro 60 giorni, con criteri definiti (distanza adeguata dalle piazze di spaccio, assenza di scuole nel raggio di 500 metri, accessibilità per gli utenti, compatibilità urbana); relazione finale al Consiglio entro 90 giorni. E un impegno politicamente decisivo: nessun rinnovo o proroga della convenzione con CEIS per la sede attuale prima che il Consiglio abbia esaminato i risultati dell'istruttoria e acquisito il parere del Quartiere 2'.
'La mozione dei gruppi di maggioranza muove da premesse in parte condivisibili — la complessità del fenomeno delle dipendenze, il radicamento scientifico dei servizi a bassa soglia, il riconoscimento del Drop-In nei Livelli Essenziali di Assistenza — ma approda a conclusioni sorprendentemente modeste per chi governa la città.
Nessuna scadenza, nessun impegno a individuare una sede alternativa, nessuna risposta alle 250 firme dei residenti. Al posto di decisioni, una commissione. Al posto di risposte, un convegno. La Commissione Tecnica Speciale proposta dalla maggioranza — composta da rappresentanti di AUSL, CEIS e Servizi Sociali — ha il mandato di 'approfondire' le motivazioni della scelta di via Benassi e di raccogliere dati sull'efficacia del servizio. Dati che, a oltre un anno dall'apertura, l'Amministrazione avrebbe già dovuto possedere e comunicare. Ci si chiede dunque perché servano mesi di lavoro commissariale per rispondere a domande che qualsiasi corretta gestione amministrativa avrebbe già dovuto porre e a cui avrebbe già dovuto dare risposta. L'unico impegno operativo della mozione di maggioranza è 'rafforzare il presidio socio-educativo e di sicurezza nell'area circostante il Drop-In': un'ammissione implicita che i problemi segnalati dai residenti esistono, accompagnata però dalla rinuncia a risolverli strutturalmente - continua la Modena -. In Consiglio è stata presentata anche una terza mozione, quella di Fratelli d'Italia, che chiede la chiusura definitiva del Drop-In entro dieci giorni e l'impegno a non aprire mai più strutture analoghe su tutto il territorio comunale.
Una posizione che, nella sua radicalità, si colloca fuori dal perimetro del dibattito utile: abolire un servizio sanitario riconosciuto dai Livelli Essenziali di Assistenza e finanziato dal Servizio Sanitario Nazionale non è una proposta amministrativa, è uno slogan. ModenaperModena non la segue su questo terreno: il problema non è l'esistenza del Drop-In, ma il luogo sbagliato in cui è stato collocato. Una distinzione che fa tutta la differenza tra chi affronta seriamente un problema e chi si limita a cavalcarlo. Il confronto tra le tre mozioni riflette una distanza politica profonda. ModenaperModena chiede che l'Amministrazione assuma le proprie responsabilità nei confronti di un quartiere che ha atteso più di un anno risposte concrete: che dica dove intende spostare il centro, quando, con quali garanzie per i residenti e per gli stessi utenti del servizio. La maggioranza risponde istituendo una commissione di studio su un servizio operativo da tredici mesi. FdI risponde chiedendo di chiuderlo in dieci giorni. Nessuno, tra i firmatari della mozione ModenaperModena e i 250 cittadini del Comitato Pro Rione Sacca, mette in discussione la necessità del Drop-In: tutti hanno espressamente dichiarato di contestare la scelta del luogo, non la validità del servizio. La letteratura scientifica e le stesse linee guida nazionali in materia di riduzione del danno indicano che i servizi a bassa soglia devono essere collocati lontano dai contesti che alimentano la patologia che si intende trattare. Collocare un centro per dipendenti da sostanze a pochi metri dalle principali piazze di spaccio di Modena non è una scelta clinicamente neutrale: è una contraddizione che danneggia gli utenti prima ancora dei residenti. Oggi il Consiglio Comunale ha avuto l'occasione di dare al quartiere Sacca una risposta all'altezza. Quella risposta non può essere né un'altra commissione né uno slogan'.