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‘Modena, Drop-in di via Benassi: 110 giorni dopo, la mozione approvata è rimasta sulla carta’

‘Modena, Drop-in di via Benassi: 110 giorni dopo, la mozione approvata è rimasta sulla carta’

Maria Grazia Modena: ‘E’ doveroso porre pubblicamente cinque questioni, tutte documentabili sugli atti’’


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’Il 20 aprile 2026 il Consiglio comunale ha dedicato un intero pomeriggio al drop-in di via Giulio Benassi. Ne è uscita una sola mozione approvata, la n. 22/2026, presentata da PD, AVS, Movimento 5 Stelle, Spazio Democratico e Modena Civica. Sono passati centodieci giorni. Alla luce di quanto è accaduto — e soprattutto di quanto non è accaduto — riteniamo doveroso porre pubblicamente cinque questioni, tutte documentabili sugli atti’. Così il consigliere comunale Maria Grazia Modena.
1. L'assemblea pubblica che nessuno ha convocato
L'11 aprile 2026 il Comitato Pro Rione Sacca ha inoltrato una formale richiesta di incontro ai sensi dell'articolo 11, comma 3 dello Statuto comunale, sottoscritta da 30 firmatari in rappresentanza di circa 250 cittadini. I destinatari erano tre: il Sindaco Massimo Mezzetti, la vicesindaca Francesca Maletti e il Presidente del Quartiere 2 Giovanni Gobbi. La mozione 20/2026 chiedeva di accogliere quella richiesta e di convocare entro 30 giorni un'assemblea pubblica aperta alla cittadinanza della Sacca. È stata respinta con 19 voti contrari. Da allora nessuna assemblea è stata convocata, in nessuna forma. La domanda è semplice: qual è, oggi, la data in cui i 250 cittadini della Sacca verranno ascoltati?
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Il giallo della petizione «mai arrivata»
La vicesindaca Maletti dichiara alla stampa che la petizione «non è mai arrivata al Comune», che non risulta pervenuta né alla segreteria del Sindaco né alla sua, e invita i cittadini a «verificare di aver seguito il giusto iter». Il resoconto ufficiale della seduta del 20 aprile racconta però un'altra storia. In quell'aula la petizione è stata letta agli atti, con data, numero di firme e nomi dei destinatari. L'assessora Maletti era presente, ha risposto a due interrogazioni e ha svolto l'intervento conclusivo. E in quell'intervento ha messo a verbale l'impegno a incontrare «le persone che hanno chiesto - con le 30 firme - di incontrare». Testuale: «Certamente». Il 20 aprile la richiesta esisteva, era conosciuta e l'incontro era stato promesso in Consiglio comunale. Quasi quattro mesi dopo la stessa richiesta risulta mai pervenuta. O l'impegno assunto in aula era già allora privo di seguito, o c'è un problema di protocollo interno che l'amministrazione ha il dovere di ricostruire e spiegare, invece di rinviarlo ai cittadini come un errore di procedura. Ricordiamo inoltre che tra i destinatari figurava anche il Presidente del Quartiere 2: anche da lì, silenzio.
3.
Della mozione 22 non è stato attuato nulla
La mozione approvata impegnava Sindaco e Giunta a tre cose precise: rafforzare il presidio socio-educativo e di sicurezza nell'area; istituire una commissione tecnica speciale con AUSL, Fondazione CEIS e servizi sociali, con il coinvolgimento attivo del Presidente del Quartiere 2 «quale figura di raccordo istituzionale per garantire la partecipazione e l'ascolto delle istanze dei residenti»; promuovere un Consiglio comunale tematico sulle dipendenze patologiche. A oggi la commissione tecnica non risulta istituita, il Consiglio comunale tematico non è stato convocato, e nessuna relazione sui dati di efficacia del servizio è stata trasmessa al Consiglio.Va detto con onestà: la mozione approvata, a differenza di quella respinta, non fissava alcun termine. Nessuna scadenza è stata violata, semplicemente perché nessuna scadenza era stata scritta. È esattamente questo il punto.
4. Il Quartiere 2 ha votato un'altra cosa
Il 2 luglio il Consiglio del Quartiere 2 si è riunito sul drop-in. Chi legge il verbale cerca invano un riferimento alla mozione 22/2026, alla commissione tecnica, all'ascolto dei residenti che quella mozione affidava proprio al Presidente del Quartiere. Non c'è. Al suo posto il presidente Gobbi ha proposto, e il consiglio ha approvato, due misure del tutto diverse: mantenere il drop-in alla Sacca aprendone contemporaneamente uno in ogni quartiere della città, e portare la struttura all'apertura continuativa 24 ore su 24.
Si può discuterne il merito. Ma va registrato il metodo. Il Quartiere 2 ha 14 componenti: alla seduta erano presenti in 8, esattamente il minimo legale, tutti di maggioranza, con l'intera minoranza assente. Il verbale non fornisce alcuna spiegazione di quelle assenze: nessuna giustificazione, nessuna motivazione a testo. L'«unanimità» rivendicata è dunque l'unanimità di poco più della metà dell'organo, in una seduta che ha prodotto una proposta priva di qualsiasi mandato del Consiglio comunale.
5. La Giunta istruisce un testo che il Consiglio non ha mai votato
C'è un ultimo passaggio, ed è forse il più serio. Nella sua replica la vicesindaca annuncia che «proprio in questi giorni, peraltro, con i miei uffici stiamo valutando una proposta sullo stesso tema che ci è stata presentata dal Consiglio del Quartiere 2». Significa che l'unico documento in istruttoria negli uffici comunali è quello approvato il 2 luglio da otto consiglieri di quartiere, mentre l'atto votato dal Consiglio comunale — l'organo di indirizzo politico dell'ente — resta fermo. Si sta lavorando su un testo che nessun consigliere comunale ha mai votato, ignorando quello che il Consiglio ha approvato. Non è una questione di parte, ed è bene chiarirlo: qui non si discute della validità del servizio, che i cittadini della Sacca stessi hanno esplicitamente dichiarato di non voler mettere in discussione. Si discute del rispetto degli atti e delle persone. Chiediamo perciò tre cose: che l'amministrazione ricostruisca e renda pubblico il percorso della petizione dell'11 aprile; che venga fissata una data certa per l'assemblea pubblica alla Sacca; che la commissione tecnica prevista dalla mozione 22/2026 sia istituita entro trenta giorni, con la trasmissione al Consiglio dei dati di efficacia del primo anno di attività. Una mozione approvata all'unanimità dei presenti non è un comunicato stampa. È un impegno. Vale la pena onorarlo’.
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