A introdurre la serata è stato Paolo Seghedoni, direttore del Festival, che ha ricordato la crescita dell'iniziativa: un progetto sempre più diffuso, che nell'edizione 2026 coinvolge 13 province e 6 regioni e che proseguirà, oltre la chiusura del 15 novembre, con ulteriori iniziative. Modena resta il cuore della manifestazione, nata proprio in città dalla collaborazione tra Fondazione Migrantes e Porta Aperta. Alberto Caldana (nella foto), presidente del Centro Servizi per il Volontariato, ha ricordato il legame tra il Festival e Porta Aperta e il significato della manifestazione nell'anno in cui Modena è Capitale italiana del volontariato.
Il primo intervento è stato quello di Edoardo Patriarca, presidente del Festival, che ha richiamato il senso di un percorso arrivato all'undicesima edizione: costruire uno sguardo sul futuro dell'Italia a partire dalle migrazioni, riconoscendone la dimensione sociale, economica e politica. «Il viaggio è un fenomeno sociale, economico e politico che dovrebbe essere trattato come tale», ha osservato, mettendo in guardia da una narrazione che lo riduce a paura e insicurezza e che impedisce di cogliere la speranza di chi arriva e le opportunità di costruire nuovi beni comuni. Patriarca ha definito il Festival uno spazio civile di confronto, nato dal basso e cresciuto grazie alla collaborazione con le associazioni del territorio, la Regione, la rete degli atenei e la Fondazione Migrantes: un confronto aperto, anche nella diversità delle posizioni, capace di affrontare temi come sicurezza, confini e cittadinanza. Quest'anno l'attenzione si concentra sulle donne migranti, il cui contributo alla società e al welfare, ha sottolineato, deve essere riconosciuto e non reso invisibile.
Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha ripercorso la crescita del Festival dalla prima edizione, dedicata al dialogo interreligioso, e ha evidenziato il valore della pluralità di voci che oggi lo caratterizza. Ricordando i 25.535 residenti stranieri in città, pari al 5,5% della popolazione, ha invitato a guardare alla diversità come a una risorsa per il territorio: «Non sono un problema, non sono un limite, ma una ricchezza».
L'arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, Erio Castellucci, ha richiamato l'immagine di una donna africana con la sua bambina, sottolineando come parlare di donne significhi anche guardare alla maternità e alle famiglie. Il tema, ha detto, invita a superare stereotipi e pregiudizi e a riconoscere la ricchezza che donne, bambini e uomini portano nelle comunità.
Per mons. Pierpaolo Felicolo, direttore della Fondazione Migrantes, i numeri aiutano a comprendere la portata dei fenomeni, ma non bastano a raccontarli: «Dietro ai numeri ci sono volti, persone, storie, cammini». Felicolo ha ricordato il contributo delle donne migranti alla vita delle famiglie e al sistema di welfare, accanto alle vulnerabilità che possono incontrare: la distanza dagli affetti, le difficoltà di accesso ai servizi e alla cittadinanza sociale, le discriminazioni, l'isolamento e la violenza.
Silvana Borsari, in rappresentanza della Fondazione di Modena, ha insistito sull'importanza di partire dalle storie individuali per superare i pregiudizi e migliorare i servizi. «Ogni confronto con la persona deve essere un confronto con la sua storia», ha affermato, richiamando anche il tema delle prospettive dei figli delle donne migranti.
Maria Chiara Rioli, professoressa associata di Storia contemporanea e delegata di Ateneo per la Pace e l'Equità sociale dell'Università di Modena e Reggio Emilia, ha ricordato che la mobilità attraversa la vita civile e che le narrazioni sulle migrazioni possono alimentare stereotipi. Il Festival, ha osservato, è un luogo in cui affrontare il tema in modo oggettivo e documentato, dando spazio alle storie e alla richiesta di estendere i diritti a tutte e tutti.
La seconda parte della serata ha avuto come protagonista Lucia Goracci con 'Assedi: un diario di guerra'. Da circa vent'anni la giornalista e inviata Rai racconta i conflitti del Medio Oriente: dai fronti contro l'Isis in Siria e Iraq alla rotta balcanica dei profughi, fino ai voli di evacuazione da Kabul nell'agosto 2021. 'Assedi' si allontana dalla cronaca degli eventi per assumere la forma di un diario personale, in cui trovano spazio anche le emozioni che chi racconta la guerra spesso tiene per sé. Al centro ci sono le persone: i civili costretti alla fuga, le famiglie in cammino lungo i confini d'Europa, le donne e i bambini che affrontano il viaggio. Le parole si intrecciano con le immagini raccolte sul campo, in un racconto multimediale che restituisce volti e storie a chi rischia di restare un numero nelle notizie. Una testimonianza che si è intrecciata con il tema scelto per questa XI edizione: guardare alle migrazioni a partire dalle vite delle persone, riconoscendo diritti, percorsi, vulnerabilità e capacità di costruire futuro.
Il Festival della Migrazione è giunto all'undicesima edizione e promosso da Fondazione Migrantes della Cei, Associazione Porta Aperta e Università di Modena e Reggio Emilia. È realizzato con il sostegno di Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Modena, del Comune di Carpi e della Regione Emilia-Romagna, con la collaborazione di numerosi atenei e di comuni del territorio, con il sostegno di alcune diocesi emiliane e con BPER Banca e Generali Italia come sponsor.


.jpg)
(1).jpg)