Il momento più estremo, anche sul piano simbolico, è arrivato in largo Garibaldi. Dopo aver percorso i viali intorno al centro, i manifestanti si sono fermati, hanno dispiegato le bandiere di Israele e degli Stati Uniti e le hanno date alle fiamme, tra applausi e cori. Un gesto che ha segnato la giornata e che ha fotografato la radicalità di una parte del corteo, partito e tornato in piazza Novi Sad con circa mille ragazzi, in larga parte studenti.
La presenza dei movimenti pro Palestina è stata prevalente, accanto alla sinistra radicale e al Partito comunista rivoluzionario, il Cobas e i Collettivi. Per ore la sfilata ha camminato lungo il perimetro del centro, bloccando la circolazione nei tratti interessati. Sul fronte dei contenuti, a molti slogan contro il riarmo e a favore delle risorse per sanità, scuola, welfare e lavoro si sono alternati cori che inneggiavano alla rivoluzione e alla violenza, con inviti a 'fare come in Francia' mettendo a fuoco le città.
È proprio sul tema della violenza che il corteo si è mostrato diviso. Dal megafono una giovane manifestante ha rivendicato una linea dura: 'Ci siamo stufati di essere moderati'. Essere assimilati ai black bloc o ai 'sorosiani', ha sostenuto, o essere sempre incasellati in qualcosa, 'non fa che limitare la nostra forza, che deve essere quella della rivoluzione e di una violenza che, per una causa giusta, può essere legittima'.
A fare da contraltare è stato un altro ragazzo, anch'egli al megafono: 'Non dobbiamo cedere alle provocazioni. L'unica violenza è quella di un lavoro che resta precario per anni, a trent'anni, del lavoro che non c'è, di una scuola che non garantisce nemmeno la sicurezza, di un'intera generazione senza prospettive'.
Due visioni che convivono nello stesso corteo: da una parte chi si dichiara contro ogni forma di violenza, devastazione e danneggiamento, dall'altra chi considera la violenza uno strumento di una lotta sociale che, per affermarsi, deve ricorrere anche a forme più estreme.
Nel corso della manifestazione è stato richiamato Fakir, indicato come vittima di una violenza 'squadrista e fascista', e si sono moltiplicati gli slogan e le offese contro le forze dell'ordine.
Gi.Ga.


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