
Con quella delibera, alla quale venne allegata anche la planimetria della sala (foto sopra), il Comune concedeva dunque a 'Sylhety Associazione Modena e Provincia, con sede in Modena via Spontini per la durata di sei anni con decorrenza dal 20/12/2024 e fino al 19/12/2030 i due locali all'interno dell'immobile posto in via Spontini n. 4, di mq 114 circa di superficie lorda, da considerarsi bene patrimoniale indisponibile che saranno utilizzati per lo svolgimento delle proprie attività di integrazione inclusione, promozione sociale e attività religiose'. Non quindi in prevalenza religiosa, ma 'anche' religiose come spiegò la stessa Maletti. Un utilizzo che non pare coerente con la definizione di 'moschea' che la comunità bangalese stessa ha dato alla sala.
E chi aveva il dovere di controllare che le regole, compreso il non utilizzo della sala per attività prevalentemente religiose, fossero rispettate? Lo schema di contratto prevede che 'il Comune di Modena si riserva la facoltà di far visitare in qualsiasi momento da propri tecnici l'immobile concesso, al fine di constatare la buona conservazione e manutenzione dello stesso e di controllare il rispetto dei patti da parte del concessionario'.



