'La sanità modenese ha bisogno di una visione, non di paure costruite ad arte. Oggi ho rilasciato alla Gazzetta di Modena una lunga intervista sul futuro della sanità pubblica modenese. Una riflessione che guarda non ai prossimi mesi, ma ai prossimi decenni. Perché è questa la responsabilità che abbiamo: immaginare oggi quale sanità vogliamo consegnare alle prossime generazioni. Avrei preferito attendere la fine del mese, quando tutti i sindaci della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria si riuniranno in seminario per confrontarsi sulle prospettive di riorganizzazione della nostra sanità. Prospettive sulle quali abbiamo già da tempo avviato un confronto con il Presidente della Regione, l’Assessore regionale alla Sanità, il Presidente della Provincia,i direttori generali delle aziende sanitarie, la Rettrice dell’Università e numerosi altri interlocutori istituzionali ed anche le forze sindacali. Ovviamente nessuna decisione formale è ancora stata assunta, la nostra è una proposta sul piatto per avviare un confronto a tutto campo. Chi dice o scrive il contrario non capisce la differenza tra una proposta e una decisione. Ho pensato fosse utile, per trasparenza, esplicitare la riflessioni fatte finora perché nelle ultime settimane, e soprattutto negli ultimi giorni, abbiamo assistito a un crescendo di falsità, allarmismi e ricostruzioni fantasiose.
Si è arrivati perfino a evocare la chiusura del Policlinico di Modena o del suo Pronto Soccorso di via del Pozzo. Ipotesi prive di fondamento, diffuse alimentando paure e preoccupazioni del tutto ingiustificate tra i cittadini'. Così il sindaco di Modena Mezzetti dopo la intervista con la quale ha ufficializzato la volontà di svuotare il Policlinico lasciando solo il reparto materno-infantile e il Pronto soccorso, un Ps quindi senza reparti e di fatto gioco-forza ridotto a Cau. Tanto è vero che nell'intervista ipotizza di riempire gli spazi lasciati vuoti dal trasloco con alloggi per medici o studenti.'Non potevo consentire che una campagna di disinformazione irresponsabile finisse per avvelenare, prima ancora che iniziasse, un confronto così importante per il futuro della nostra comunità.
Per questo ho deciso di intervenire pubblicamente, assumendomene fino in fondo la responsabilità. Per mettere un punto fermo, ristabilire la verità e riportare la discussione sui suoi binari: quelli delle proposte, dei contenuti, della responsabilità istituzionale. Ho la netta impressione che dietro certe polemiche ci sia soprattutto la volontà di impedire qualunque cambiamento. Perché a qualcuno piace la staticità, a qualcuno conviene che tutto rimanga esattamente com’è. Ma nel XXI secolo chi rimane fermo, alla lunga, muore.


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