Se alle Regionali in Umbria l'intesa tra i 5 Stelle e il Pd è sdoganata, facile prevedere un esito simile anche per l'Emilia Romagna dove Bonaccini ha ormai deciso che si voterà il 26 gennaio, proprio per dare il tempo ai grillini di accettare l'accordo.
Una resa incondizionata e umiliante (basti pensare gli slogan pagliacceschi contro Bonaccini usati per 5 anni) quella del Movimento emiliano-romagnolo che esce comunque spaccato in due, con Rousseau che per la prima volta non si è espresso in modo plebiscitario. E' chiaro che l'alleanza col Pd in Umbria, così come in Emilia Romagna, consentirà ai grillini di sedere nei posti che contano, posti che in caso contrario sarebbero loro esclusi essendo in entrambe le regioni terzo polo dietro a centrodestra e centrosinistra.
Ultimo paletto da abbattere per raggiungere l'accordo anche in Emilia Romagna, sul quale fino a ieri il capogruppo Andrea Bertani (nella foto) aveva giurato e spergiurato che nulla si sarebbe fatto, è il nome del candidato presidente. I grillini vorrebbero un altro nome rispetto a quello di Bonaccini, ma certamente il governatore uscente non cederà, forte anche degli ultimi sondaggi che vedono la sua candidatura al 48% con il possibile candidato 5 Stelle (ancora anonimo) ad appena il 6,5% e tallonato dalla coalizione di centrodestra che, con l'alleanza, sarebbe decisamente staccata. Facile prevedere dunque una ennesima resa 5 Stelle, ovviamente per 'senso di responsabilità' e in omaggio a 'una nuova entusiasmante era' e per 'fermare il pericolo fascista'... Col quale fino a due mesi fa erano alleati... Ma questo poco importa.
Leo



