'Il nostro è un atto che nasce da un’urgenza concreta: dare voce a comunità montane fragili, già penalizzate da carenze infrastrutturali e spopolamento e ora colpite anche dall’arretramento dei servizi sanitari territoriali – prosegue Arletti –. L’Azienda USL di Modena, con l’avallo della Conferenza Territoriale, ha lasciato scadere i contratti dei Medici dell’Emergenza Territoriale (MET) di Fanano e Pievepelago, senza prevedere alcuna reale alternativa. Un modello che funzionava è stato smantellato senza un’analisi oggettiva e senza una visione'.
Le risposte fornite oggi dall’assessore regionale Massimo Fabi confermano l’assenza di volontà politica di correggere la rotta: 'Ci è stato detto che il nuovo modello di emergenza-urgenza è funzionante e persino sovrabbondante rispetto alla popolazione residente. Ma la verità è che oggi non ci sono più medici a coprire l’emergenza territoriale. I mezzi di soccorso avanzati citati dall’Assessore non prevedono la presenza del medico, ma solo di un infermiere specializzato: una figura importante, ma non sostitutiva. È una differenza sostanziale, soprattutto in territori complessi e isolati, dove i tempi di intervento possono determinare la sopravvivenza'.
Il consigliere di Fratelli d’Italia ha inoltre sottolineato come la riorganizzazione sia arrivata in un momento del tutto inopportuno: 'Non si può tagliare un servizio essenziale proprio a ridosso dell’estate, quando l’Alto Frignano registra un forte aumento di presenze turistiche. È una scelta che espone residenti e visitatori a rischi elevatissimi, proprio nel periodo di massima necessità. E non possiamo accettare che si valuti l’efficacia di una riforma sanitaria così delicata dopo appena qualche settimana di sperimentazione'.
Arletti ha poi evidenziato le contraddizioni della Regione in tema di politiche per le aree interne: 'Tutti parlano di contrasto allo spopolamento, ma intanto si tolgono servizi fondamentali. La sanità in montagna non dovrebbe essere un lusso, ma una condizione minima per garantire dignità e sicurezza a chi vive in quei territori.
'Prendiamo atto che la Giunta regionale non ha voluto ascoltare i residenti della montagna modenese e le sigle sindacali del settore, ma i cittadini dell’Appennino non possono essere considerati cittadini di serie B', conclude Arletti.



