'I manifesti, pagati di tasca nostra, hanno soltanto l’obiettivo di informare i cittadini – prosegue Barcaiuolo – e raccontare una verità scomoda che il Pd continua a nascondere dietro una barriera fatta di silenzi, omissioni e attacchi scomposti. Se chiedere conto di un ammanco da oltre mezzo milione di euro nelle casse di una partecipata pubblica, governata per anni da esponenti del Partito Democratico, è diventato ‘violenza politica’, allora significa che qualcuno ha un’idea piuttosto distorta di cosa sia il confronto democratico. Del resto, da chi paragona manifesti con una semplice domanda a ‘badili’ usati come manganelli, c’è da aspettarsi tutto. Tutto tranne il buon senso'.
'Comprendiamo il fastidio e l’imbarazzo – aggiunge il senatore – perché è sicuramente doloroso dover ammettere che questo scandalo sia maturato in seno al Pd che – al netto delle responsabilità penali, di cui come abbiamo ripetuto più volte, darà conto la magistratura – su questo caso ha una responsabilità politica enorme. Comprendiamo il disappunto di un partito che – guarda a caso l’ex revisore dei conti era lo stesso di aMo – ha maturato più di un milione di euro di debiti. Immaginiamo, inoltre, che faccia male sapere che, a oggi, nonostante la richiesta della Corte dei Conti e le evidenze portate nelle sedi opportune dall’ex revisore, il Comune non abbia ancora deliberato alcuna azione di responsabilità verso chi, quei soldi, li ha gestiti senza criterio. Non osiamo nemmeno immaginare quante vesti stracciate e quali movimenti di piazza sarebbero esplosi se lo scandalo fosse accaduto a parti inverse. Capiamo perfettamente tutto il disagio che può accompagnare un partito costretto a gestire uno scandalo del genere, eppure il Pd ci ha stupito di nuovo: nessuno si aspettava che, la sparizione di 500.000 euro dalle tasche dei modenesi, si accusasse di squadrismo chi, per trasparenza nei confronti dei cittadini, questi soldi li vuole
'Aggiungo inoltre che siamo talmente “violenti” da aver persino presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarezza e trasparenza sulla vicenda – sottolinea il senatore – e presto anche a quell’atto verrà dato seguito. Siamo poi talmente “squadristi” che, sin dall’inizio, invochiamo rispetto per la Magistratura, distinguendo con chiarezza la responsabilità politica da quella penale: cosa che, evidentemente, Lenzini e Menozzi non hanno mai letto né ascoltato. Tuttavia, per noi il rispetto della legalità si misura anche nel coraggio di affrontare le responsabilità politiche, un coraggio che il Pd modenese dimostra di non avere. Non ci faremo però intimidire da chi agita lo spettro del fascismo solo per nascondere le proprie inadempienze'.
'E già che ci siamo – aggiunge Barcaiuolo – vorrei fare un piccolo promemoria a Lenzini e Menozzi, che hanno chiaramente stabilito che la dipendente – a quanto pare unica colpevole già condannata dal Partito Democratico, che invece si è affrettato ad assolvere l’ex amministratore unico Reggianini – votava centrodestra. In caso i due esponenti del Partito Democratico abbiano dimenticato che in Italia il voto è libero e segreto, farebbero bene a ripassare l’articolo 48 della Costituzione.



