Davanti al maxi ammanco nelle casse della Fondazione di Modena, con una cifra sottratta ancora non quantificata ma che varia tra il milione e i due milioni di euro, la politica ha acceso i fari sulle responsabilità di controllo del presidente, figura oggi ricoperta da Matteo Tiezzi.
Ma a fronte di una sottrazione di denaro che andava avanti dal 2020, tutta tracciata attraverso bonifici bancari, ora nel mirino finisce anche una delle figure chiave dell'ente di Palazzo Montecuccoli. Parliamo infatti del direttore generale Luigi Benedetti il quale ricopre questo ruolo da 12 anni dopo essere stato selezionato dai vertici dell'ente stesso, vertici che - ricordiamo - sono in gran parte di designazione pubblica, a partire da Comune di Modena e Provincia. Il 64enne Benedetti, già dirigente della presidenza della Provincia di Modena e direttore generale dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, è di fatto l'uomo che ha in mano l'intera macchina della Fondazione di Modena e che negli anni ha visto alternarsi alla presidenza Andrea Landi, Paolo Cavicchioli e, oggi, Matteo Tiezzi.
Figura di lunga esperienza, vera memoria storica della Fondazione, anche Benedetti finora non ha rilasciato alcuna dichiarazione davanti a questo clamoroso scandalo, lasciando che a esporsi - pur con stringatissime parole - fosse il presidente Tiezzi.
Il punto nodale della questione resta sempre lo stesso: come è stato possibile che in quattro anni nessuno si sia accorto dei bonifici illegali che un dipendente ludopatico - per ammissione del suo legale - effettuava sul proprio conto per centinaia di migliaia di euro? Come è possibile che la cassaforte dei modenesi non abbia un sistema interno di controlli che consenta di stoppare sul nascere tali dinamiche? E ancora, come è possibile che a sei mesi dalla prima scoperta dell'ammanco da parte della Guardia di Finanza ancora non si sappia a quanto ammonti esattamente il denaro sottratto, se è vero che il tutto è passato per rapporti bancari?Giuseppe Leonelli


.jpg)
