'Un singolo può truffare una volta, forse due. Non per anni, senza che nessuno se ne accorga. Il punto chiave, ripeto, è che la Fondazione di Modena è un ente revisionato e non è ente esente da responsabilità. Essere soggetti a revisione non significa che la responsabilità si esaurisca nel revisore o che l’ente possa limitarsi a controlli formali. Anzi: il sistema dei controlli interni è responsabilità primaria dell’ente, revisori e audit verificano a campione e a valle se l’organizzazione è costruita male, la revisione arriva tardi o non intercetta tutto'.
'Qui il problema non è solo chi ha rubato, ma chi ha concentrato poteri, chi ha disegnato l’organigramma, chi ha omesso la segregazione delle funzioni, chi non ha previsto alert, riconciliazioni, verifiche incrociate. Va verificata dunque l'assenza di separazione tra chi dispone e chi controlla, la mancanza di meccanismi automatici di allerta e la concentrazione anomala di responsabilità operative. Questo è esattamente ciò che qualsiasi manuale di controllo interno indica come errore grave, a prescindere dal modello 231'.
Ricordiamo che il modello 231 adottato dalla Fondazione di Modena nel 2021, chiarisce come 'nessuno possa gestire in autonomia un intero processo e possa essere dotato di poteri illimitati'.
'In fondo il modello 231 non è neppure il primo problema - chiude Barbara Goldoni -. Il problema è che i principi minimi di buona amministrazione non sono stati applicati. Per questo reputo legittima la richiesta di “fare un passo indietro”. In enti che gestiscono risorse della comunità la credibilità conta quanto il recupero delle somme e la credibilità passa anche da scelte di responsabilità politica e gestionale. Politica soprattutto'.



