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Scuole infanzia Modena, il piano inclinato di Muzzarelli

Scuole infanzia Modena, il piano inclinato di Muzzarelli

Una scelta politica che avviene nel quasi assordante silenzio delle forze politiche presenti nel consiglio comunale con la sola eccezione del movimento 5stelle


2 minuti di lettura

'Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del prodotto) ha bisogno di uomini a metà, fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà, vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. E per cambiarla occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione' (G. Rodari, Grammatica della Fantasia, Torino, Einaudi, 1973)

Solo qualche ingenuo (più o meno sincero) poteva pensare che i passaggi di diverse scuole dell’infanzia dal Comune alla Fondazione Cresciamo avvenute nello scorso anno fossero la fine di un processo. Infatti, proprio nei giorni scorsi, all’insaputa dei sindacati con cui ci sono incontri periodici (così è stato da loro dichiarato), l’amministrazione ha deciso il passaggio di altre scuole alla fondazione Cresciamo. Uso una metafora cara a Romano Prodi per indicare la direzione di un processo che avrà fine sono quando tutte le scuole dell’infanzia saranno passate alla fondazione: il piano inclinato.

Problemi di personale? Forse, ma non oggi quando ancora non si sa quante saranno le assunzioni possibili. Problema di costi? In effetti qualche risparmio ci sarà per effetto dei minori stipendi del personale della fondazione.
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Ma è soprattutto una scelta politica che avviene nel quasi assordante silenzio delle forze politiche presenti nel consiglio comunale con la sola eccezione del movimento 5stelle; deserto anche tra le forze sociali salvo solo un timido vagito dei sindacati di categoria; uno sciopero dei dipendenti comunali? Non se ne vede l’ombra. Eppure le privatizzazioni dei servizi galoppano: dalle biblioteche ai servizi sociali, ormai non si salva più nulla.

Ma questo non è niente; quando il problema sarà quello della sostenibilità finanziaria (e non più i limiti dell’assunzione del personale), allora ci cercherà un qualche partner di minoranza (per un po’ giusto per non essere troppo sfacciati) e poi succederà quello che è accaduto alle farmacie (ex) comunali: si (s)venderà tutto.
Non dubito che ci siano già attori locali pronti.
Alla faccia di chi oggi, inascoltato grida: statalizziamo gradualmente tutto fin che siamo in tempo!
Ovviamente, spero di essere smentito.

Franco Fondriest
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