Il dottore Finali riassume così, per sommi capi, la vicenda dell’occupazione dell’ex Cinema Cavour: un gruppo di giovani riferibili al Guernica occupò alcuni anni fa quel Cinema, di proprietà della Fondazione diocesana Auxilium, per sensibilizzare la città e le istituzioni all’uso dei tanti spazi abbandonati, creando un dibattito per una loro utilizzazione. Finali riconosce che l’occupazione fu un atto illecito, ma salva le intenzioni. Subito dopo, però, esprime due convinzioni che risultano false, per chi conosce i fatti. La prima: che da parte della diocesi non ci sia stata disponibilità al dialogo; la seconda: che la diocesi non si sia adoperata per facilitare le relazioni con le altre istituzioni, specialmente con il Comune. Che le due affermazioni non siano vere, lo so personalmente, lo sanno i rappresentanti delle istituzioni (compreso il Comune) e lo sanno anche alcuni giovani del Guernica, con i quali ebbi due colloqui diretti e alcuni scambi mail durante il periodo dell’occupazione, tra dicembre 2017 e gennaio 2018. In quegli incontri privati arrivammo ad un accordo di massima, riassunto nel comunicato diocesano del 16 dicembre 2017, che terminava con questo passaggio: “la diocesi, attraverso i propri organismi dedicati, desidera continuare a coinvolgere nella riflessione e nell'operatività tutti quei soggetti sociali che possono offrire un contributo di idee e collaborazioni pratiche. In questo spirito la diocesi è pronta a partecipare ad un tavolo di confronto su tali temi, con i soggetti istituzionali e associativi interessati, utile per il raggiungimento di obiettivi comuni, sulla base della disponibilità del collettivo a riconsegnare alla proprietà le chiavi del Cinema Cavour”.
La consegna delle chiavi, richiesta dalla diocesi, era la condizione per attivare un tavolo di confronto, al quale anche il Comune, nella persona stessa del sindaco, aveva dato disponibilità, a patto che cessasse l’occupazione;
Così la diocesi, dopo che le forze dell’ordine intervennero allo sgombro, il 15 aprile 2018, a fronte di opinioni errate che circolavano anche sui giornali, tornò a precisare : “Purtroppo alla reiterata disponibilità della diocesi non ha fatto riscontro nessuna risposta da parte degli occupanti e non è stato quindi attivato alcun tavolo”.
Vengo alla questione personale richiamata dal dottor Finali. Mi sembra molto strano che egli riferisca la mia querela al suo intervento su La Pressa del 3 dicembre 2017, perché sa benissimo – come gli è stato illustrato dettagliatamente dall’avvocato – che la querela è stata motivata da alcune frasi diffamatorie non elaborate da lui, ma ospitate nella sua pagina Facebook. La denuncia non è stata sporta nominativamente contro qualcuno, né ha riguardato “manifestazioni di pensiero”, ma ha avuto ad oggetto attribuzioni ed espressioni ritenute diffamatorie ed offensive, circolate appunto sulla pagina Facebook del dottor Finali, lasciando alla Procura della Repubblica ogni valutazione circa i soggetti nei confronti dei quali esercitare l'azione penale. Che poi la mia impressione non fosse campata per aria, lo dimostra il fatto che con una di queste persone - iscritta nel Registro delle Notizie di Reato dalla Procura della Repubblica di Modena, per il reato di diffamazione a mezzo stampa – è già intervenuta una conciliazione e transazione per la quale il querelato, dietro rimborso delle spese legali ed una libera offerta alla Caritas Diocesana, ha ottenuto la remissione della querela.
E di nuovo, mi si permetta, mi meraviglio che il dottor Finali abbia sottovalutato la portata di quelle dichiarazioni, che non riporto, data la sua esperienza nell’educazione dei giovani. Dobbiamo veramente lasciare che le persone vengano attaccate, dando ossigeno al clima aggressivo che talvolta – come in questo caso – si serve dei social, senza pensare che chi ne è oggetto possa intervenire a mettere uno stop o addirittura esprimendo disappunto verso chi cerca di fermare queste esagerazioni? A suo tempo, questo è vero, risposi al dottor Finali indicandogli di rivolgersi direttamente all’avvocato, per poter ricevere tutte le spiegazioni. Sono disponibile ovviamente ad incontrarlo di persona, a patto che riconosca di avere commesso perlomeno una leggerezza nell’ospitare quegli attacchi nella sua pagina Facebook.
Circa l’attuale situazione dell’ex Cinema Cavour, il discorso sarebbe lungo; la diocesi in realtà si sta muovendo in una direzione diversa rispetto al progetto avviato prima dell’occupazione, a causa di alcuni ritrovamenti, durante gli scavi, che hanno prodotto un intervento della Sovrintendenza, e a causa del successivo Covid, che non solo ha bloccato i lavori, ma ha ridotto le risorse, che nel frattempo sono state indirizzate ad alcune emergenze nei confronti di persone bisognose. Il progetto di una seconda mensa non è abbandonato, ma è dirottato verso una sede diversa. La diocesi si muove comunque avendo come orizzonte le necessità delle persone, specialmente di quelle svantaggiate. La disponibilità a dialogare con tutti, istituzioni e gruppi, è per noi pane quotidiano: sulla base, però, della legalità e non di illegali forzature, che – come si vede – non servono a nulla.
Concludo ringraziando ancora il dottor Finali, che offre comunque un contributo al dibattito, pur dissentendo dalla sua opinione che la proposta di una “cattedra dei giovani” sia “del tutto inutile”. Certo, da sola non risolve niente, ma può essere un segnale, già accolto favorevolmente dalle istituzioni, per metterci in ascolto dei giovani: non solo quelli “bravi, belli, inquadrati e ben catechizzati”, come scrive ironicamente il dottor Finali interpretando erroneamente la mia proposta, ma quelli che accetteranno di partecipare e dire la loro opinione, senza ogni offensivi e nel rispetto della legalità. Forse, se lui conoscesse meglio le iniziative portate avanti sul territorio con i ragazzi e i giovani, anche dalle parrocchie, si renderebbe conto che esistono già laboratori di confronto e dialogo, e non sono riservati ai ragazzi e ai giovani selezionati, ma permettono l’incontro tra persone diverse per formazione, cultura, idee, esperienze.
+ Erio Castellucci



