Negli ultimi tredici mesi la popolazione detentiva modenese ha oscillato tra le 512 e le 623 presenze, raggiungendo a settembre il suo picco massimo, con un incremento di 44 unità rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Poiché la capienza reale è rimasta invariata, ogni nuovo ingresso si è scaricato interamente sul livello di sovraffollamento dell'istituto. Lo si evince dal report mensile sulle carceri italiane (settembre 2026) redatto da Ottorighe, www.ottorighe.it progetto editoriale indipendente sulla giustizia italiana e basato sui dati aggiornati dell'amministrazione penitenziaria
Tra gli elementi caratterizzanti della casa circondariale modenese emerge l'alta percentuale di cittadini stranieri, che rappresentano il 62,9% dei ristretti (392 persone). Si tratta di una quota decisamente superiore sia alla media regionale dell'Emilia-Romagna (52,0%) sia a quella nazionale (31,6%). Le donne presenti sono 31, pari al 5,0% della popolazione detentiva totale.
La grave situazione logistica si riflette anche sulle condizioni di lavoro e di supporto interno: la Polizia Penitenziaria registra una scopertura d'organico del 9%, con 230 agenti in servizio sui 253 previsti. Ancora più sotto pressione è il settore rieducativo, dove operano soltanto 6 educatori, pari a un rapporto di un professionista ogni 104 detenuti.
Il quadro nazionale: record di affollamento e 5.000 posti inagibili

Contesto nazionale
La situazione di Modena si inserisce in un contesto nazionale segnato dal valore più alto mai registrato da quando viene misurata la capienza effettiva. Secondo il quinto Report mensile sulle carceri italiane pubblicato da Ottorighe – basato sui dati del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) e sulle schede di trasparenza del Ministero – il tasso di affollamento reale in Italia ha raggiunto il 142,8%.
Nel solo mese di settembre 2026, la popolazione detentiva negli 189 istituti per adulti è salita a 66.063 persone (+402 rispetto ad agosto). Nello stesso arco temporale, i posti realmente disponibili sono aumentati di sole 70 unità, del tutto insufficienti ad assorbire i nuovi ingressi.
Dal report emerge un altro dato strutturale drammatico: dei 51.295 posti regolamentari previsti sulla carta, ben 5.047 (il 9,8%) non sono utilizzabili perché inagibili o fuori servizio. I posti reali disponibili scendono così a 46.248. Questo 'buco' di oltre cinquemila posti equivale all'ipotetica chiusura improvvisa di otto grandi complessi come Regina Coeli o di tre istituti delle dimensioni di Poggioreale. È proprio questa discrepanza a spiegare la differenza tra il tasso di affollamento ufficiale (128,8%, calcolato sui posti teorici) e quello reale (142,8%).
Complessivamente, sono 163 su 189 (l'86,2%) le strutture italiane che ospitano più persone di quante potrebbero accoglierne. Come evidenzia l'indicatore DIS (Detenuti in Istituti Sovraffollati) calcolato da Ottorighe, il disagio della sovrappopolazione non riguarda soltanto i posti 'in eccesso', ma grava sull'intera comunità ristretta: ad oggi il 95,0% dei detenuti italiani – pari a 62.776 persone – vive in carceri al di sopra della propria capienza reale, condividendo spazi, servizi sanitari e personale dimensionati per un numero nettamente inferiore di presenze.



