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Ora associazioni di categoria rincorrono i ribelli: 'Fateci lavorare'

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Confcommercio e Confesercenti intervengono, senza più citare la protesta di domani #Ioapro, cercando di strizzare l'occhio ai ribelli


Ora associazioni di categoria rincorrono i ribelli: 'Fateci lavorare'

Ieri - ottenendo il plauso di Muzzarelli intervenuto 'a sostegno dell’appello lanciato dalle associazioni di categoria per stoppare ogni forma di disobbedienza civile' - avevano 'preso le distanze da sedicenti gruppi che evocano una ripartenza al di fuori della legge mettendo a repentaglio la sicurezza delle aziende, dei propri dipendenti e collaboratori ed anche dei clienti stessi' (qui l'articolo).
Oggi invece Confcommercio e Confesercenti Modena intervengono, senza più citare la protesta di domani #Ioapro, cercando di strizzare l'occhio ai ribelli con una petizione con l'hashtag #Fatecilavorare.

«La situazione è drammatica e gli imprenditori si sentono ormai abbandonati a sé stessi: è urgente mettere in condizione le attività di lavorare, perché il rischio di perdere pezzi di economia non è mai stato così concreto». Scrivono Mauro Rossi e Tommaso Leone di Confesercenti e Confcommercio chiedendo al Prefetto un incontro urgente.

«Con la petizione – puntualizzano Leone e Rossi - , che in poche ore è stata firmata da centinaia di imprenditori, oltre a lanciare un grido d'allarme sulla tenuta di una serie di comparti a rischio, chiediamo alle Istituzioni di cambiare registro: nel rispetto delle misure di sicurezza varate, tutti i settori del commercio, dei pubblici esercizi e dei servizi alla persona devono poter rimanere aperti. Nel corso di questi mesi, come Associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese, non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità ed abbiamo svolto un difficile ruolo di salvaguardia del tessuto economico e di capillare informazione verso imprese del territorio, ma ormai stentiamo a comprendere il senso delle decisioni messe in atto dal Governo».

«Disappunto e rabbia – attaccano i due Presidenti – suscitano i continui stop and go, i tempi di adozione dei provvedimenti, che non lasciano alle imprese la possibilità di organizzare e programmare il prorio lavoro, con il risultato che tante sono in grande sofferenza, a partire dai pubblici esercizi per i quali si profila addirittura il divieto di fare vendita d'asporto dopo le 18. Ci sono – prosegue la nota - intere filiere economiche a rischio: bar, ristoranti, tutto il mondo del turismo, dell'intrattenimento, della cultura, dei fieristi, del fitness, così come il commercio soprattutto nei settori non alimentare: dettaglianti, sia in sede fissa che ambulanti, e grossisti che, pur subendo danni economici enormi, per il solo fatto di poter continuare ad essere aperti, non beneficiano di alcun sostegno se non di sporadiche attenzioni».

«Inoltre i piccoli esercizi commerciali – affermano Leone e Rossi - sono stati desertificati dai vincoli della mobilità delle persone e dall’ utilizzo spinto dello smart working, mentre i negozi delle gallerie dei centri commerciali sono costretti alla chiusura nei giorni potenzialmente più redditizi. In numeri sono drammatici: le imprese devono fare i conti con cali di fatturato annuo anche superiori all’80%, il commercio modenese ha perso 800 milioni di ricavi nel 2020 e la ristorazione altri 750 milioni: riteniamo non sia accettabile che le nostre categorie siano le sole a farsi carico dell’azione di contrasto alla pandemia, richieste di un sacrificio economico e sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure compensative. Al Prefetto abbiamo chiesto un incontro urgente – conclude la nota – perchè si possa rendere interprete dell'istanza di rappresentare questo stato di sofferenza al Governo affinchè ne possa tenere conto nei provvedimenti che andrà ad assumere: garantire la sopravvivenza ed il futuro delle imprese del terziario e dei servizi e salvaguardarne la tenuta occupazionale, siamo convinti rientri tra i compiti primari dello Stato».

 



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