A solo due mesi dalle elezioni, il Pd non ha quindi ancora preso una posizione chiara, nonostante le ripetute richieste di intervento. Questo riflette un atteggiamento simile a quello mostrato in precedenti situazioni di crisi, come la 'Mirandolexit', dove il partito non intervenne per risolvere le tensioni interne. Borghi, attualmente, autosospeso dal partito dopo il famoso caso legato alle frasi sessiste, ha una posizione più lontana ai vertici Dem rispetto alla Baraldi, e la sua distanza dalla segreteria Pd è aumentata nel tempo.
Con entrambi i candidati decisi a non ritirarsi per nessuna ragione e coi tentativi di mediazione saltati, a partire dalle proposte di squadra comune messe sul tavolo, si prevede che Borghi, da sempre indisponibile alle Primarie, si presenti con una lista civica sostenuta da altre forze politiche (probabilmente M5S, Azione, Psi e Dc), mentre Baraldi conta su un supporto non ufficiale da parte di una parte del Pd. I Dem, per evitare rischi, potrebbero davvero scegliere, come ritiene Borghi, di mantenere una posizione neutrale, una strategia equilibrista che potrebbe favorire la lista di destra guidata da Bruno Fontana che ovviamente trarrebbe vantaggio dalla divisione interna del Pd. La conferenza di sabato sarà cruciale per comprendere meglio la situazione, anche se risulterebbe paradossale che il partito possa convocare un incontro per ufficializzare una non posizione.

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