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Aimag nelle mani di Hera: il no di Cavezzo ora fa tremare la cordata-Righi

Aimag nelle mani di Hera: il no di Cavezzo ora fa tremare la cordata-Righi

E il piano difficilmente reggerà al vaglio della Corte dei Conti, vista la ambiguità nel rapporto fra maggioranza pubblica e controllo privato


2 minuti di lettura

La cessione di Aimag a Hera subisce un inatteso e brusco stop, per la posizione contraria del Consiglio comunale di Cavezzo. Che nella seduta di ieri sera ha bocciato all’unanimità il piano strategico approvato dagli altri comuni. E adesso per Riccardo Righi, sindaco di Carpi e primo promotore dell’operazione, il percorso rischia di essere molto più in salita di quanto previsto. Perché potrà anche essere vero - come si sono già affrettati a dirci i fautori dell’accordo - che questo stop non può, al momento, bloccare l’iter della procedura. Ma sia dal punto di vista politico che tecnico la decisione della giunta di Stefano Venturini, di Fratelli d’Italia, avallata dall’opposizione PD locale, potrebbe determinare diversi problemi.

 

Intanto c’è il problema politico: perché sia Venturini che i colleghi del PD, nel descrivere le motivazioni del voto contrario, hanno espresso, ribadito e avvalorato - senza troppi giri di parole e ipocrisie – tutte le perplessità che ogni buon amministratore locale dovrebbe avere su questo piano. A partire dall’assenza reale di controllo pubblico, che può voler dire scarsa capacità di incidere sulle scelte di Aimag: come l’impossibilità di calmierare le tariffe, consentire rateizzazioni dei pagamenti, gestire l’indifferenziato senza inceneritori, rispondere prontamente alle richieste di intervento, chiedere investimenti e migliorie.
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In breve: alzare il telefono, chiamare e essere ascoltati dall’azienda del territorio: un valore che secondo Venturini non ha prezzo – e infatti non compare nelle stime dei professionisti indipendenti consultati da Righi.

 

Sempre a livello politico Venturini ha anche descritto la genesi e le diverse pressioni per l’accordo: un’attività che sarebbe iniziata a maggio 2024 e che avrebbe visto i sindaci di Mirandola, Letizia Budri, e di Poggio Rusco, Fabio Sacchi - entrambi di centrodestra - parte attiva nel migliorare notevolmente la proposta iniziale. Sostenendo implicitamente che il piano sarebbe stato concordato con il centrosinistra carpigiano e con il sindaco Righi ancora prima delle amministrative - nonostante le opposte previsioni messe a programma – e a condizioni ancora peggiori per la multiutility mirandolese. E che solo l’intervento del centrodestra avrebbe evitato il peggio. Sono valutazioni forti, non ancora emerse in questi termini, che meriteranno un approfondimento. Ma che non stupiscono: perché è vero che la presidente di Aimag, Paola Ruggiero, vicina alla segretaria del PD Daniela Depietri e al sindaco Alberto Bellelli e già candidata per il PD carpigiano, è stata nominata dal suo territorio di riferimento, in contrasto con la bassa, con questo mandato.

 

Poi
c’è il problema tecnico: perché questo piano ha delle notevoli falle e difficilmente reggerà al vaglio della Corte dei Conti, vista la forte ambiguità nel rapporto fra maggioranza pubblica e controllo privato. E oggi, in assenza di un patto di sindacato e con il pubblico che mostra spaccature al suo interno, queste ambiguità sono destinate a peggiorare ulteriormente. Anche perché senza le quote di Cavezzo, per poche che siano, il pubblico scende sotto la metà del capitale di Aimag.

 

Eli Gold
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Dietro allo pseudonimo 'Eli Gold' un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da 'Eli' ricade solo sul direttore della tes...   

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