Per anni l'amministrazione locale, complice una mentalità che ha distorto il concetto nobile di accoglienza, ha minimizzato il problema delle baby gang e della sicurezza in centro. Le Giunte di centrosinistra hanno evitato di ammettere il parallelismo tra atti di delinquenza e immigrazione. Ma la realtà, come spesso accade, supera e travalica ogni tentativo di imbrigliare i fatti dentro categorie politicamente corrette e così gli 'smandrappati' citati dall'ex sindaco Giancarlo Muzzarelli, i 'non ci sono' dell'assessore Camporota, sono divenuti delinquenti minorenni capaci di riunirsi a decine per massacrare di botte la vittima prescelta. In pieno giorno, alle due del pomeriggio, tra la folla, davanti a quello che doveva essere il 'posto integrato di polizia' che di integrato non ha nulla visto che oggi la Polizia di stato lo ha abbandonato, lasciando solo la presenza, saltuaria, della Polizia locale.
Di fronte a tanto orrore, di fronte ai calci sferrati a un ragazzino a terra, filmati e postati sui social (è accaduto giovedì come è già successo tante altre volte) non è più possibile minimizzare, adesso non si può non ammettere il problema. Ma il ritardo accumulato è infinito, le soluzioni sono lontane e, mentre ci si dibatte per difendere posizioni politiche, mentre FdI loda l'assessore alla sicurezza Camporota per presunti 'cambi di passo' rispetto all'amministrazione passata, salvo ricredersi qualche settimana dopo, mentre i cittadini fingono di fare sfilate apolitiche ma ricevono la benedizione del Pd, l'emergenza non si ferma, ed è qui e adesso.
Qui e adesso i ragazzini di prima e seconda superiore vengono pestati in pieno giorno alla stazione delle corriere in attesa di un autobus che dovrebbe ricondurli a casa sani e salvi; qui e adesso le ragazze rinunciano a camminare da sole in centro, anche in pieno giorno.
E così l'assenza di risposte concrete genera il mostro della paura, genera l'idea nei giovani di essere lasciati soli, di vivere in una società che nonostante il velo falso di una apparenza dorata, è incapace di garantire ai propri cittadini i bisogni essenziali. In primis proprio quello della sicurezza. Le vittime hanno paura di denunciare perché abbiamo dato loro l'impressione che non serva farlo. Abbiamo dato l’idea che la denuncia sia un atto di coraggio e non un atto dovuto, civile, conveniente. Un atto necessario rispetto al quale non ci si deve porre alcun interrogativo. A dispetto di tutta la retorica sulla legalità, a dispetto delle belle lezioni delle associazioni antimafia nelle scuole che raccontano come la lotta alla mafia parta dal rispetto delle regole civili. A dispetto di tutto.
L'inerzia di chi aveva la responsabilità di governo del territorio, con la complicità di un Governo distante e di una politica impegnata negli sterili battibecchi di parte, ha permesso che la paura prendesse il sopravvento.
Cinzia Franchini

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