Il Pd di Carpi ha convocato per domani una segreteria senza OdG: non sarebbe mai successo prima. Da qui la voce che gira da ore: Daniela Depietri potrebbe annunciare le sue dimissioni e aprire la successione.
I nomi in campo sono due: Linda Oliviero e Giovanni Maestri. Sempre in lizza, mai promossi. Oliviero è comparsa più volte nei toto-giunta e a luglio era tra i nomi per sostituire Paolo Malvezzi: è entrato Maurizio Maio. Mentre Maestri nel 2024 ha preso più preferenze di tutti, ma la presidenza del Consiglio è andata ad Andrea Artioli.
È stata Depietri a tenerli bloccati, imponendo i propri equilibri? Di certo nella giunta iniziale entrarono le figure a lei vicine, a partire da Paola Poletti. E su Aimag ha provato fino all’ultimo a imporre Paola Ruggiero. Le due avevano anche cantato Bella Ciao insieme alla Festa dell’Unità. Ma il sindaco Riccardo Righi ha chiuso il nuovo Cda facendo l'accordo con il vannacciano Guglielmo Golinelli e scavalcando Carpi - con il via libera del Pd provinciale. Depietri aveva fatto filtrare l’ipotesi di dimissioni in caso di rottura: potrebbe farlo davvero.
Anche Marco Reggiani è rimasto fuori.
Eppure era stato mandatario elettorale di Righi e con Simone Tosi, Alberto Bellelli e la vecchia guardia del Pd aveva contribuito alla vittoria alle primarie contro Giovanni Taurasi. Righi la macchina l’ha avuta tutta per sé: struttura del partito, notabili, vecchi amministratori - anche i discussi voti determinanti degli iscritti stranieri al seggio del centro. Poi per due anni ha fatto buon viso. Adesso pare permettersi tutto.Lo stesso Reggiani dovrebbe rientrare, dopo anni di esilio: ma non in giunta. Il suo nome circola per il Consiglio di indirizzo della Fondazione CRC. Tutto secondo le regole: un bando comunale per i CV, Righi che forma una terna e la Fondazione deve scegliere fra i tre. Il 26 agosto però la stampa locale titolava già “Reggiani predestinato”. Se Righi lo avesse voluto davvero al proprio fianco avrebbe potuto nominarlo assessore, ma la Fondazione è un’altra cosa: il presidente Mario Arturo Ascari si spingerà davvero così avanti da imporre quel nome al suo consiglio? E comunque: se il nome è già noto prima del bando e viene confermato da un voto ufficiale, perché la prossima volta chi abbia la giusta esperienza e preparazione dovrebbe perdere tempo a candidarsi?
Quello che comunque appare è il cinismo di fondo di Righi dopo solo due anni dalle elezioni.
Il disegno qual è? Visti i gradimenti scarsi, qualcuno nel Pd locale teme di perdere le amministrative del 2029 - magari contro lo stesso Ascari - e ci vuole arrivare con un candidato alternativo: individuato in Giuliano Albarani, assessore alla cultura. Vero playmaker di questo ultimo festival della filosofia, con molti a chiedersi dove fosse il sindaco - in Cina. Righi invece ambisce alla poltrona di presidente della provincia, fra pochi mesi. Che però richiede i voti del Pd provinciale e di restare sindaco: di qui tutte le manovre di posizionamento.
Magath

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