Riccardo Righi nel 2024 vince da indipendente le primarie carpigiane contro Giovanni Taurasi, del Pd. Dietro ha Alberto Bellelli, Simone Tosi, Marco Reggiani che controllano buona parte della macchina del Pd. Ma diventato sindaco lascia tutti in parcheggio. Nulla di nuovo: ogni generazione carpigiana ha tagliato il cordone con la precedente.
Righi pareva venire dal nulla ma in realtà non era così: aveva dietro una rete propria, costruita attorno a Carpi Urban Center. Fra professionisti, associazioni, mondi interessati allo sviluppo della città e attori dell’informazione. Nel 2024 quella rete incontra il partitone e produce il candidato ideale: quello capace di garantire continuità. Specie sull’oltreferrovia, dove gli accordi del 2013 per spostare l’edificabilità preservando il Parco Lama soccombono fra università e nuove palazzine – con l’appoggio di chi su un Parco Lama scevro da cemento aveva apparentemente investito tanto.
Una volta eletto Righi si mostra però ingrato e asseconda i voleri di Daniela Depietri: Paola Poletti entra in giunta, Paola Ruggiero resta il perno dell’operazione Aimag-Hera e la vecchia guardia rimane fuori. Ma emergono presto i limiti della scelta: salta presto Alessandro Di Loreto e l’urbanistica resta scoperta a lungo, Dalle Ave lascia lo staff, la giunta è debole e troppe grane arrivano direttamente al sindaco.
Avendo mandato in panchina chi lo aveva costruito politicamente, Righi resta più dipendente dal Pd e dagli eventi. Poi salta anche miseramente il piano Aimag - sul quale Righi si era speso tantissimo in prima persona specie con la bassa - ma proprio il fallimento lo libera. Perché arriva il pranzo della carbonara con Letizia Budri e Michele Goldoni: fuori Ruggiero, dentro Valerio Pozzi presidente e Morena Diazzi vicepresidente. La lettura politica è che lì si incontrino interessi diversi: Righi vuole uscire dalla gabbia carpigiana, il Pd della Bassa - dove Gian Carlo Muzzarelli si sente feudatario - vuole tornare a contare e il vannacciano Guglielmo Golinelli ringrazia del regalo. Il prezzo lo paga Depietri, che per la Ruggiero s’è spesa troppo e ne esce fortemente indebolita.Così arriva il momento di Reggiani nella Fondazione CRC del presidente Mario Arturo Ascari, e la frattura diventa definitiva. La Depietri molla, in piena rottura ma con un comunicato comunque conciliante. Ma Righi il giorno dopo infierisce con un clamoroso pezzo autocelebrativo politicamente ispirato a un quotidiano locale.
Di tutte queste manovre Reggiani è il grimaldello, Tosi è lo stratega, Bellelli il padre nobile – e prenderà così il posto di Manuela Ghizzoni alla Fondazione Fossoli.
Sullo sfondo c’è un’altra forte famiglia politica: quella dei cattodem, capitanati da Valler Cestelli – che con Muzzarelli è stato in giunta.
Magath

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