Al netto della sacrosanta condanna al ritorno di movimenti che guardano con nostalgia al Fascismo (condanna talmente banale da essere incisa sulla Costituzione italiana) due frasi su tutte fotografano il giudizio che il Pd di Modena e la giunta Muzzarelli hanno voluto dare degli scontri di ieri sera, scontri e tafferugli tutti provocati dai collettivi antagonisti e di sinistra estrema.
Da una parte il sindaco Giancarlo Muzzarelli: 'La lotta al nazifascismo non si fa copiandone i metodi violenti'. Dall'altra il segretario provinciale Pd Davide Fava: 'Una manifestazione, quella degli antagonisti, che inneggiava sì ai valori di uguaglianza e solidarietà, ma che non è stata capace di rimanere nel perimetro della legalità'.
Se le parole sono importanti, va dato atto al sindaco di chiamare le cose col proprio nome. Chi ieri ha usato sanpietrini, spranghe, massi, fumogeni, bombe carta per attaccare la polizia (come se il nemico fosse la polizia) va condannato e va paragonato ai fascisti. Perchè, come giustamente Muzzarelli afferma, ne copia i metodi storicamente violenti.
Lo ius soli non c'entra nulla.
Preoccupano per questo le parole di Fava perchè richiamano troppo quei 'compagni che sbagliano' con cui una fetta del Pci negli anni 70 ha strizzato l'occhio alle Br. Dispiace rivangare concetti di 40 anni fa, ma di questo si parla e questo va detto. Gli antagonisti ieri a Modena non hanno inneggiato a valori di 'uguaglianza e solidarietà', non hanno semplicemente 'varcato il perimetro' di un concetto comunque giusto, come afferma Fava. No.
Chi ieri ha tirato sassi alla polizia, ha usato fumogeni e bombe carta è un delinquente (non crediamo infatti che al ragazzo 28enne di Parma arrestato, il giudice conceda l'attenuante dell''inneggiare alla solidarietà'). Bisogna chiamare le cose col proprio nome. Muzzarelli l'ha fatto. Fava, col suo ammiccare a una identità di sinistra perduta, no.
Giuseppe Leonelli

(1).jpg)

