Una sorta di bollettino di guerra, questo, che racconta solo una parte di quello che è successo a Modena nello spazio di una settimana (Polizia e Carabinieri dicono infatti che non tutti i furti, le rapine e gli scippi vengono denunciati dai malcapitati cittadini) che fa giustizia delle dichiarazioni volutamente tranquillizzanti (ma a questo punto anche ridicole) dei nostri amministratori comunali che continuano a ripetere con noiosa retorica che Modena è una città “sicura, tranquilla, smart, attrattiva e attraente”. Quando anche Federconsumatori, dopo una sua indagine, afferma che i modenesi sono “insoddisfatti della pulizia di parchi e aree verdi” lamentando incuria e una insufficiente presenza del Servizio di igiene urbana non solo in centro storico ma anche nei quartieri.
Sindaco e assessori sono insomma smentiti da tutto quello che succede tutti i giorni a Modena , compresi fatti clamorosi.
Secondo quanto ha pubblicato il “Sole-24 Ore” su dati del Viminale, Modena è al sedicesimo posto in sede nazionale per reati denunciati, terza per fenomeni di riciclaggio, tredicesima per furti, dodicesima per violenze sessuali e sesta per violenze su minori.
Poi l’altro scandalo: quello delle baby gang che imperversano da anni con gravi conseguenze negative per la frequentazione delle persone di strade e piazze del centro cittadino, specie nei mesi estivi, come hanno lamentato inutilmente e per lungo tempo i gestori dei locali pubblici. Fortunatamente anche questa emergenza è stata al momento bloccata dalla Polizia di Stato con una vasta indagine e uno specifico intervento. Nel frattempo, però, si è appreso da una ricerca dell’Università Cattolica di Milano su scala nazionale, che Modena ha il triste primato di essere considerata la “capitale delle baby gang”, un fenomeno sociale relativamente nuovo che porta i ragazzi ad atti di bullismo, di vandalismo, risse, percosse, furti, rapine, spaccio, disturbo della quiete pubblica, come sanno bene i gestori di ristoranti e bar del centro storico. Un fenomeno delinquenziale mai ammesso dai nostri amministratri comunali nella sua pericolosità e ampiezza, ma provato invece sulla loro pelle dai gestori dei locali (e loro clienti) come hanno più volte denunciato le loro associazioni, Confesercenti e Confcommercio.
I cittadini, le associazioni economiche, i comitati di protesta (praticamente uno ogni quartiere della città) chiedono che il Comune individui e anticipi il verificarsi di questi incresciosi episodi e queste situazioni di disagio e di malcontento della popolazione con gli strumenti che ha a disposizione all’interno della macchina amministrativa e non limitarsi ad emettere il giorno dopo comunicati nel quale si limita a dire che “il Comune ha presente il problema e che ha già progetti di intervento” perché nessuno ci crede più. Insomma meno annunci e proclami con comunicati ai giornali di mirabolanti progetti che non si sa se poi verranno relizzati e quando (come è già avvenuto per analoghe promesse non mantenute), meno ansia di protagonismo e di cerimoniosa retorica con foto di gruppo di sindaco e assessori subito diffuse dall’ufficio stampa a giornali e televisioni locali, con una volontà di ribalta mediatica che cerca di distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi veri e concreti di tutti i giorni. Meno demagogia, paternalismo, populismo, perbenismo e luoghi comuni, insomma.
Cesare Pradella

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