E se nel primo caso Bonaccini aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco per il bene della Ditta o di quello che resta di essa, davanti alla nomina di Figliuolo ha invece completamente perso la maschera del politicamente corretto per lasciarsi andare ad attacchi diretti (e a dire il vero un po' scomposti) nei confronti del Governo. Ha parlato di scelta sbagliata, ha accusato l'Esecutivo di confondere il piano istituzionale con quello politico, e ha scelto la strategia della vittima affermando che egli stesso era il primo bersaglio a Roma. Dimenticando, peraltro, gli elogi nei quali si era esibito nei confronti dello stesso Figliuolo durante i mesi della pandemia.
Così, come sempre accade, quando lo sconfitto si arrabbia, per i vincitori la soddisfazione è doppia. L'uscita anti-governativa di Bonaccini ha lasciato campo aperto all'attacco frontale di Maurizio Gasparri, uno che nella maggioranza di Governo conta non poco, ha dato nuova linfa alle argomentazioni di chi ha puntato il dito sulle sue responsabilità politiche sull'alluvione in termini di mancata manutenzione e ha aperto un divario con il Governo centrale difficilmente comprensibile agli occhi delle vittime dell'alluvione, alle quali che Bonaccini sia o no commissario in fondo interessa poco e che vorrebbero solo avere indietro almeno un pezzo di ciò che è stato loro strappato via.
Sul piano politico sarà interessante ora osservare come Bonaccini, dopo la reazione a caldo, reagirà a questo uno-due. Con il partito nella mani di Elly Schlein e con le risorse dello Stato (circa 9 miliardi di euro) per la ricostruzione nella sua Terra in mano a Figliuolo, il governatore ha perso due importantissime frecce nella sua faretra. A questo punto, a poco più di un anno dalla scadenza del suo secondo mandato alla guida della Emilia Romagna, le strade che egli ha di fronte sono due: o ridurre le proprie ambizioni e puntare a una tranquillo scivolo politico verso la pensione (magari con un
Giuseppe Leonelli

(1).jpg)

