In realtà, a ben vedere, il tema del taser - pur appassionando il dibattito tra favorevoli e contrari - rappresenta solo uno specchietto per le allodole rispetto al nodo della organizzazione della polizia locale. Oggi gli agenti del Comando di via Galilei, oltre ad essere già dotati di pistola e manganello, hanno a disposizione, come certificò il sindacato degli agenti Sulpl, una serie di altri strumenti:
-4 metal detector, acquistati a marzo 2024 e quasi mai usati: non risulta sia stata fatta alcuna istruzione o formazione ad alcun operatore in servizio.
-Le bodycam, acquistate oltre due anni or sono e ancora in attesa dell'autorizzazione del Garante della Privacy.
-I Bolawrap laser una sorta di laccio in kevlar, di cui fu fatta una formazione ad alcuni agenti ufficiali a settembre 2023, ma che non vennero mai usati.
Ora, il ragionamento è tanto semplice quanto lampante: se la polizia locale già ha disposizione tutto questo armamentario e mai lo utilizza, che senso ha fare una battaglia per comprare una pistola elettrica, peraltro potenzialmente pericolosa? La pistola nella fondina non è già una deterrente sufficiente?
Ma non solo, anche qualora gli agenti avessero il famoso Taser, cosa cambierebbe in termini di approccio sul fronte della sicurezza? L'impressione è che il bagno di realismo a cui è chiamato il centrosinistra, ancora incapace di associare in modo diretta il tema immigrazione alla sicurezza, dovrebbe farlo il centrodestra prendendo atto che non è una pistola gialla elettrica la soluzione a ogni male.
g.leo.



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