Ruolo di garanzia e teoricamente super partes quello del presidente del Consiglio comunale. Ma nella Modena che non cambia mai, sempre uguale a se stessa, la distinzione tra le istituzioni e il partito che nelle sue varie evoluzioni la governa da 70 anni, non esiste.
Pd e ruoli istituzionali sotto la Ghirlandina sono la stessa cosa. Il presidente del Consiglio comunale fa da anfitrione per la giunta del sindaco e con fare accomodante dà la parola agli assessori con ampi cenni di assenso nei passaggi più densi di pathos dei loro interventi.
L'opposizione? Nemmeno invitata sul palco, perchè la Festa dell'Unità è inclusiva, ma solo con chi accetta di essere incluso. Ovviamente. E allora va bene così. A 10 giorni dal voto nazionale quello tenutosi ieri sera è stato un incontro utile a ribadire che qui a Modena, nonostante l'ormai scontata vittoria del centrodestra, nulla cambia.
La Ghirlandina resta la Ghirlandina, la Preda ringadora non si muove di un millimetro e le istituzioni restano roba targata Pd. Il pubblico applaude e i funzionari di partito danzano leggiadri tra gli stand sorridendo e incoraggiandosi l'un l'altro con virili pacche sulle spalle (virili non certo per l'atleticità dei protagonisti, ma perchè di donne, fuor di quote rosa, ve ne son ben poche). L'ex 5 Stelle Pier Giorgio Rebecchi serve ai tavoli con il grembiule rosso scuro, il senatore in pectore Stefano Vaccari intrattiene a un tavolo commensali incantati dal suo imminente ritorno a Roma e l'ex assessore Antonino Marino saluta velocemente un amico per potersi accomodare in prima fila ad ascoltare, accanto al segretario provinciale Pd, il suo sindaco. La sua giunta. Il suo presidente del Consiglio comunale.
E nessuno nemmeno protesta, perchè qui, nella Modena rossa, le cose si fanno così. Così è scritto nel cielo e lamentarsi sarebbe come chiedere all'acqua di procedere verso l'alto.
Giuseppe Leonelli

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