Il paradosso al quale il sindaco di Modena va incontro è dunque sempre più marcato: sindaco eletto con un plebiscito di fatto, ma legato a una maggioranza Pd che lo vive sempre più come un corpo estraneo. Mezzetti ci ha provato a costruire una squadra lontano dalle paludi modenesi (di qui la nomina di tanti profili di Bologna e dell'assessore di fiducia Zanca), ha provato a fare quadrato con due Pd 'amici' come Marino e Solomita, ma le pressioni della vecchia guardia Dem che risponde a Muzzarelli sono forti. Forti pressioni e d'altra parte sfide impegnative che necessitano coesione da parte della maggioranza consigliare, su tutte il tema del rapporto con le multiutility Seta ed Hera. Quindi che fare? Per ora Mezzetti ha cercato (e ottenuto) una sponda in Fratelli d'Italia, ma la consiliatura è lunga e difficilmente Fdi potrà continuare a sostenere questo atteggiamento 'collaborativo' (clamoroso è stato il voto a favore sull'urbanistica), anche agli occhi degli elettori.
Per il futuro la speranza di Mezzetti risiede tutta nella forza del suo mandato. Il Pd a trazione muzzarelliana di Lenzini potrà sgomitare e fare la voce grossa quanto vorrà, ma alla prova del voto dovrà capitolare. L'alternativa di elezioni anticipate del resto è pura fantascienza e volente o nolente la maggioranza non potrà sfaldarsi.
Da non sottovalutare del resto anche le grane extramodenesi del Pd che Reggianini è chiamato a guidare: su tutte la vertenza Aimag con la spaccatura dei Dem di Mirandola e il caso di San Prospero, col Partito democratico messo in un angolo e costretto a una non scelta tra i due candidati di centrosinistra Sauro Borghi ed Eva Baraldi.
Giuseppe Leonelli

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