Così, ogni volta che in politica, come nella vita, qualcuno compie una scelta apparentemente illogica o controproducente, ogni volta che qualcuno cambia improvvisamente il sentiero segnato, quella storiella si ripresenta alla mente, insieme a un velato sorriso.
In qualche modo succede anche per l'addio repentino a Forza Italia del capogruppo in Comune e Provincia, nonchè segretario provinciale di Modena, Piergiulio Giacobazzi.
E' ingenuo, ma ostinatamente romantico, pensare che davvero la scelta di Giacobazzi sia dettata - come egli ha fatto intendere ieri in conferenza stampa - dall'aver raggiunto il punto di rottura. Immaginare che anche il suo sia un catartico e liberatorio 'Preferisco vivere', rispetto alle lotte intestine, agli sgambetti di partito, a un arrivismo fine a se stesso.
Un grido che cancella ogni ipocrita condanna morale al concetto di tradimento, ogni rattrappita idea di coerenza, un grido profondo che si fonde con il battito di una Natura che è per definizione cambiamento e che ride in faccia alla testardaggine di chi fossilizza la molteplicità dell'Io, in un attimo arbitrario e finto. Se tradire un'idea, un partito, il proprio compagno di viaggio significa 'preferire vivere', allora benedetto sia il tradimento. Destra, sinistra, su, giù, centro non importa se la direzione nasce dalla genuina rincorsa a quello che si è o si pensa in buonafede di essere.
Non resta che sperare che davvero sia così. Sperare di aver assistito - ancora una volta con invidia - a un'altra liberazione, come quella della giovane donna, giornalista mancata. A un miracolo.
Sperare contro ogni speranza e ricacciare con protervia il pensiero molto più umano che in realtà dietro a quell'addio a un percorso ventennale si nascondano motivazioni aritmetiche, canti di sirene interessate e comprensibile mancanza di coraggio. Cancellare dalla mente il nome di Pluralia, scelto mesi addietro insieme a quei compagni di viaggio ora approdati sulle sponde renziane.
Giuseppe Leonelli

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