Bene il tentativo di recuperare i soldi sottratti, forse (perchè anche di questo non vi è certezza fino a sentenza definitiva), dalla ex dipendente, ma quali sono state le responsabilità dei vertici della Agenzia in tutti questi anni? E in particolare dal 2022 ad oggi quali responsabilità risultano in capo all'ex amministratore unico Reggianini, divenuto poi segretario provinciale Pd? Su questo Bosi e l'avvocato Garuti (lo stesso che ha firmato la querela di parte con Reggianini) derubricano il tutto a un 'eccesso di fiducia'.
Lasciando per un attimo perdere il tema dei controlli sull'ammanco da oltre 450mila euro, come dato conto da La Pressa, solo nel 2024 e nei primi mesi del 2025 allo sportello bancario risultano essere stati effettuati prelievi in contanti dai conti di Amo per un totale di oltre 22mila euro: era l'amministratore unico Reggianini ad effettuare i prelievi, secondo la tesi di Amo su esplicita richiesta della ex dipendente. Non solo: dal 2022 (anno in cui si è insediato come amministratore Reggianini) al 2025 risultano anche essere stati effettuati pagamenti a mezzo Pos per oltre 24mila euro con descrizione contabile non coerente rispetto al beneficiario o con attività ritenuta non compatibile con quella svolta da Amo per oltre 24mila euro. Si tratterebbe anche in questo caso di pagamenti Pos col bancomat a disposizione di Reggianini, al quale, secondo Amo, poteva accedere anche l'ex dipendente.
Insomma, quasi 50mila euro spariti per azioni compiute da Reggianini, sarebbero un 'eccesso di fiducia'? Ammettendo che l'ex amministratore unico abbia agito - come sostiene l'Agenzia - su richiesta della dipendente, questo è sufficiente per renderlo vittima e togliergli di dosso ogni responsabilità? Ovviamente sarà la magistratura a decidere, il garantismo è d'obbligo (vale per Reggianini così come per la ex dipendente o per Berselli) ma questa minimizzazione politica, questo agire a senso unico davanti ai soldi dei cittadini scomparsi, restituisce un'immagine negativa per la credibilità delle istituzioni.
Il nuovo amministratore unico di Amo, Andrea Bosi, era stato indicato dal sindaco Massimo Mezzetti per svolgere un'attività terza, per fare chiarezza senza guardare in faccia nessuno.
Fari puntati sulla ex dipendente, licenziamento in tronco del direttore generale Berselli (il quale non ha ruoli di vertice nel Pd) e indulgenza piena nei confronti dell'ex segretario Pd Reggianini. Lo avevamo detto, Bosi, eletto in Consiglio comunale nelle fila Pd, avrebbe avuto difficoltà nel rendere credibile la sua attività dovendo operare nei confronti dell'ex segretario del suo partito. Per smentire questa profezia avrebbe dovuto essere ancor più rigido nei confronti della propria parte politica, come un allenatore che - se ha il figlio in squadra - lo deve trattare con ancor maggior severità rispetto ai compagni. Invece le cose sono andate all'opposto: dolcezza nei confronti del vicino di partito e mano pesante contro tutti gli altri. Per questo serviva una figura terza (chiamarla commissario o in un modo diverso è solo semantica) alla guida di Amo. E Mezzetti? Il sindaco ha cercato il compromesso con il Pd di Vaccari nominando Bosi (che peraltro pretendeva un posto dopo essere stato escluso dalla giunta), ma i fatti dimostrano che è stato un errore.
Giuseppe Leonelli

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