Gli organi dirigenti e gli iscritti, infatti, non hanno digerito il ritardo nelle comunicazioni sulla vicenda - della quale Reggianini era ufficialmente informato da metà aprile, ma ciò nonostante s'è fatto eleggere a segretario a maggio. Né stanno digerendo il suo coinvolgimento per omesso controllo, che addirittura andrebbe oltre i quasi 500’000 euro di bonifici contestati in prima battuta, per sconfinare nei 50’000 euro attribuiti al suo bancomat, del controllo del quale non può non essere ritenuto responsabile. E dei quali, fino a pochi giorni fa, nessuno aveva parlato. Ma soprattutto sono in estrema difficoltà perché vedono lucidamente, loro, l'immediato futuro di Reggianini e degli altri controllori e dirigenti di Amo. Futuro del quale sarà artefice Massimo Mezzetti, sindaco di Modena. Il quale non potrà in nessun modo esimersi dall'avviare, in qualità di socio di riferimento di Amo, la necessaria azione di responsabilità sugli amministratori e dirigenti della società partecipata. Azione già in certo qual modo preannunciata dall'intervento pubblico sul tema, eccezionalmente tempestivo, della Corte dei Conti.
Per questo non siamo affatto d'accordo con chi, su queste colonne, ha ritenuto un errore la nomina a nuovo amministratore di Andrea Bosi. Bosi, infatti, sarà il primo a portare avanti le azioni di responsabilità chieste da Mezzetti e quel ‘grande reset’ più volte evocato. Perché automaticamente diventa il ‘grande reset' di quel PD che l'ha escluso dalle recenti nomine in Comune.
Il PD che fa riferimento soprattutto all’ex sindaco e consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli e a Stefano Vaccari. Al momento sono loro gli unici esponenti del partitone davvero vicini a Reggianini - forse addirittura consiglieri occulti, che lo spingono a tenere duro.
La prova non è tanto nell'apparente silenzio assordante degli altri dirigenti, che esternamente tacciono ma internamente pressano e molto. Ma negli interventi scomposti del sindaco di Carpi, Riccardo Righi, e della consigliera modenese Federica Di Padova - quella del ‘tornate nelle fogne’ indirizzato ai meloniani - che per rintuzzare le critiche della destra ne hanno evocato gli indagati. Senza capire che per il popolo della sinistra, da sempre giustizialista, questo tipo di paragoni è addirittura offensivo.
O forse capendolo perfettamente.
Magath

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