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Parco XXII Aprile, grida e violenze di tossicodipendenti fantasma nel silenzio colpevole della città

Parco XXII Aprile, grida e violenze di tossicodipendenti fantasma nel silenzio colpevole della città

Le chiamate alla polizia che io e pochi altri vicini di casa facciamo ormai non si contano. Nella maggior parte dei casi nemmeno arrivano gli agenti


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Stanotte non ho chiuso occhio. E stamattina mi sono alzata con una sensazione di angoscia. Ho ripreso a guardare gli annunci immobiliari per andare via da questa casa, nell'attesa che sia pronta quella in campagna. Verso le 2 ho sentito la voce di una donna che chiedeva aiuto, piangeva disperata e diceva a degli uomini di smetterla. Le voci ormai le riconosco benissimo, sono quelle dei senzatetto che da tempo si accampano nel parco 22 Aprile, praticamente dietro casa mia. Si tratta di un gruppo di tossicodipendenti, che si sono uniti agli spacciatori e altre persone senza fissa dimora. Hanno dei cani. E a svegliarmi è stato proprio il pianto dei cani, che forse volevano difendere la donna.
Credo, ma non potrei giurarci, che le uniche due ragazze, tossicodipendenti, subiscano quotidianamente violenze sessuali e fisiche da tutti gli altri uomini del gruppo. Le chiamate alla polizia che io e pochi altri vicini di casa facciamo ormai non si contano. Nella maggior parte dei casi nemmeno arrivano i poliziotti. Ma la mia non vuole essere una denuncia alla polizia, ma a chi permette che questo accada. A chi permette che in questa città ci siano persone senza casa, senza lavoro, senza identità.
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Persone fantasma, di cui nessuno vuole farsi carico. Eppure ci sono e diventano sempre di più. E la loro disperazione le porta a compiere ogni sorta di azione. Io non sono angosciata perché non riesco a dormire di notte. Sono angosciata perché non posso fare a meno di pensare a quelle due ragazze che vengono violentate, a tutti quei ragazzi che stanno perdendo la vita con la droga e a tutti quelli che quotidianamente vendono la morte sotto gli occhi di tutti. A quelli che dormono sui cartoni tra i loro stessi escrementi, perché per questa città non sono nessuno.
Eppure sono arrivati. Stanotte mia figlia dormiva e non si è accorta di niente. Nemmeno le altre volte se ne è accorta. Perché io tengo chiusa la finestra della sua camera. Lo faccio per tutelarla da queste ingiustizie. Perché è una bambina. Perché proprio ieri mi ha detto che alcune persone sono strane perché non credono agli unicorni e lei non si spiega come sia possibile non crederci. Ma per quanto tempo ancora potrò nasconderle questo orrore?
Intanto questa città si prepara ad accogliere in pompa magna il Festival della Filosofia che, nemmeno a farla apposta, quest' anno ha come argomento il concetto di 'Padeia', termine greco che deriva da 'paidos', ovvero bambino, e che indica in generale l'educazione e la formazione. Mi piacerebbe che qualcuno degli illustri ospiti, superpagati e sempre gli stessi ogni anno (Cacciari, Galimberti, Recalcati, Bergonzoni, Canova...) spendessero due parole su come possiamo noi genitori spiegare ai nostri figli quello che quotidianamente si vede fuori dalle mura dei centri abitati dalla classe borghese. Sarebbe un atto rivoluzionario. Ma so che non accadrà.
Angela Santoro
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