Caro Direttore,
prendo spunto dal suo articolo di ieri sulla propaganda elettorale per sottoporre alla sua attenzione quest'altro caso, un po' tecnico un po' politico. Il materiale elettorale che le ho inviato è stato distribuito a mano nella città di Carpi, perché si trova nelle caselle di posta in buste completamente bianche. A prima vista parrebbe manchevole dell'indicazione della tipografia che l'abbia stampato - dato necessario e utile per ricostruire la catena dei costi sostenuti dai candidati, da rendicontare a termini di legge. Ma soprattutto non viene indicato il nome e cognome del committente responsabile: utilizzando un criptico 'coord. reg. FDI AN ER'. Che gli addetti ai lavori capiscono chi dovrebbe essere, il senatore Michele Barcaiuolo, marito di una dei due candidati promossi, ma i normali cittadini lo sanno tutti? E questo è sia tecnicamente che politicamente interessante. Perché da un lato viene da chiedersi se la norma che impone l'indicazione del 'nome' del committente responsabile sia da intendersi alla lettera o se si possano usare i titoli, le cariche e altre equivalente. Dall'altro non si capisce perché da un lato ci sia stata tutta la discussa propaganda del senatore a favore della moglie - lecitissima, ci mancherebbe, ma poco poco elegante - e poi sui volantini non venga altrettanto sfruttato il nome del senatore per esteso, per dare più forza possibile al volantino.
Roberto Benatti
Propaganda elettorale Fdi, al posto del nome committente una carica
Da un lato la discussa propaganda del senatore a favore della moglie - lecitissima ci mancherebbe, ma poco elegante - e poi sui volantini si glissa sul nome
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