sono un cittadino Modenese, fino a tre anni fa orgoglioso della Regione Emilia Romagna e della città di Modena la cui gestione, logicamente non perfetta, è sempre stata molto buona in particolare la gestione della sanita pubblica.
Ho letto la prima lettera dei sei primari modenesi, che hanno avuto il coraggio, per la prima volta uniti, di chiedere chiarimenti alle direzioni aziendali in merito ad una riorganizzazione della sanità pubblica provinciale che fino a quel momento non solo non aveva coinvolto i professionisti del settore, ma tanto meno i cittadini.
Poi il giorno seguente la pubblicazione della della prima lettera (e non capisco perchè non dovesse essere pubblicata), leggo con stupore la 'retromarcia' dei professionosti firmatari. Ma a nessuno è sorto il dubbio che da parte delle direzioni aziendali e della Regione vi sia stata una forte pressione sui primari perchè negassero ogni contrapposizione con le direzioni delle aziende sanitarie locali?
Ora mi chiedo: perchè i soldi chiesti ai cittadini con l'aumento al 2% dell'Irpef per sanare e migliorare la sanità regionale, sono stati in parte spesi in benefit ai medici di medicina generale, per prescrivere meno prestazioni specialistiche?
Perchè sono stati chiusi i punti nascita? Perche è stata tolta l'automedica in montagna? Perchè per far tornare i conti e limitare le spese sanitarie al 6,2% del PIL come indicazioni di questo governo si fanno solo tagli ai servizi a discapito dei cittadini?
Mi chiedo inoltre perchè il direttore dell'Asl diserti ed eviti il confronto con i cittadini, vorrei ricordare che l'articolo 1 secondo comma della Costituzione dice testulamente che il Popolo è sovrano.
E l'articolo 32 della stessa sancisce che la salute 'è un diritto fondamentale'.
In questo scenario è assordante il silenzio della Regione, dell'Università e dei sindacati.
Mi chiedo: tutti d'accordo nel trasformare un esempio del miglior servizio sanitario pubblico in una brutta copia del modello ciellino-lombardo di formigoniana memoria?
Con preghiera di pubblicazione,
Un cittadino modenese
Nella foto il Dg Ausl Altini e il primo firmatario della prima e seconda lettera dei sei chirurghi, Di Benedetto

