Opinioni Lettere al Direttore

Sicurezza a Modena, le zone rosse sono un mero palliativo ed un intervento parziale

Sicurezza a Modena, le zone rosse sono un mero palliativo ed un intervento parziale

La cittadinanza vorrebbe che fossero messe in opera provvedimenti, casomai meno apparenti, ma definitivi e realmente costruttivi di sicurezza per tutti


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Egregio direttore de La Pressa,

Servirebbero funzionanti “zone grigie” più che limitate “zone rosse”. Sono fra le persone che, mentre apprezza tutti gli sforzi, i quali, per il decidere del sindaco, del Questore e del Prefetto, potrebbero contribuire a meglio presidiare ed eventualmente a ridurre l’illegalità nella nostra città, comunque ritengo le “zone rosse” un mero palliativo ed un intervento parziale.

La zona rossa, intanto, è una azione di presidio provvisoria, mentre la cittadinanza vorrebbe che fossero messe in opera provvedimenti, casomai meno apparenti, ma definitivi e realmente costruttivi di sicurezza per tutta la popolazione.


Con le zone rosse in città si possono ottenere controlli più stringenti e il contenimento di specifici problemi di crimine, come lo spaccio di stupefacenti, le aggressioni e le violenze alle persone ed anche riguardanti il disordine pubblico. Queste però sono attività a tempo, mentre la cittadinanza chiede da tempo provvedimenti a carattere definitivo. Hanno fra gli altri lo svantaggio di limitare la libertà di movimento delle persone ed anche impatto negativo sulle attività economiche locali e il rischio di creare un'immagine negativa per le aree interessate, con conseguenze negative sul tessuto sociale ed economico.
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Sono come un’onta “rossa” che viene appiccicata ad un determinato territorio.


Coloro che amministrano la città, dovrebbero agire diversamente rispetto al passato, sia nella cura della socialità, sana e vitale e dell’urbanistica vocata ad offrire bellezza e rispetto invece che bruttezza e ghetto nelle periferie, sia nell’offerta di cultura e di spazi di libero sport per i ragazzi delle periferie. Ovviamente anche un miglior coordinamento fra le forze dell’ordine, Polizia Locale compresa, per prevenzione più che per militarizzazione del territorio.

Pensando alle zone rosse a me viene in mente il principio dei vasi comunicanti, dove, nella fattispecie, chiuso un buco, l’acqua, siccome c’è, e molte volte è marcia, ne trova altri e da lì fuoriesce. È il flusso e lo stagno dell’acqua che, se non eliminato, deve essere almeno ridotto.


Il gioco del calcio, ad esempio, per i ragazzi è come una superpotenza perché li educa al rispetto ed al gioco di squadra e li impegna così da non buttarsi in azioni cattive ed in cattive delinquenziali mani. Nel passato, in città, sono stati distrutti alcuni campi di calcio nelle periferie col lo scopi di riempirli di cemento. Alcuni dei campi sono stati salvati dalle rimostranze della popolazione.

Un esempio ormai evidente a molti, ma purtroppo non ancora alla nostra amministrazione è la mancanza di un’area sportiva libera ed aperta a tutti, nel Rione Sacca storico, dove abitano molte famiglie con
tanti ragazzi che purtroppo non avendo un luogo dove dare un calcio a pallone, perciò si uniscono in compagnie poco intenzionate al bene ed al rispetto del prossimo e perciò, in giro, combinano guai.

Il gioco del calcio, come l’esercizio di qualsivoglia attività sportiva, ad esempio, per i ragazzi, è come una superpotenza, perché li educa al rispetto ed al gioco di squadra e li impegna così da non buttarsi in azioni cattive ed in cattive delinquenziali mani.


Parlando con le persone, emerge ascoltandole la necessità di Leggi più adeguate alla malora degli attuali tempi ed anche la certezza della pena. Come anche il nostro sindaco sta invocando.

Un presunto reo, una volta catturato e portato di fronte ad un giudice, anche se giudicato colpevole, e dannoso per sé e per la collettività, molte volte viene rimesso immediatamente a piede libero. È come riconoscergli un salvacondotto per delinquere ancora.


Cordiali saluti,


Camillo Po

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