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Carpi, così Righi distrugge il Pd pezzo per pezzo con l’aiuto della borghesia radical chic

Carpi, così Righi distrugge il Pd pezzo per pezzo con l’aiuto della borghesia radical chic

Il Pd non ha più il controllo che aveva sulle nomine, non ha un segretario né una guida e in giunta ha visto crescere il peso di figure esterne


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Alice Degl’Innocenti entra nel Consiglio di indirizzo della Fondazione CRC e Riccardo Righi ne esce vincitore: ma è davvero così? Lui aveva presentato una terna con Marco Reggiani al primo posto: suo mandatario elettorale nel 2024, molto vicino ma rimasto senza incarichi. Stefano Artioli, capo di gabinetto, si sarebbe speso molto con Enrico Campedelli. Però la Fondazione di Mario Arturo Ascari ha scelto Degl’Innocenti ma anche questa è diventata una vittoria del sindaco.


Ci sta: Degl’Innocenti era nella lista Carpi a Colori e il giornale vicino a Righi ha dato il nulla osta la mattina stessa. La Fondazione avrà però valutato i profili: da una parte una laureata con master e specializzazioni, esperienza internazionale, oltre dieci anni nel volontariato e nel Centro antiviolenza Vivere Donna. Dall’altra Reggiani, con una lunga esperienza politica nel Pd: esperienza che merita rispetto ma che evidentemente non è bastata.


Qualcuno dell'area cattolica di Palazzo Brusati l’avrebbe riassunta meno diplomaticamente: se Righi non lo ha fatto assessore, perché avremmo dovuto votarlo? La Fondazione poi è autonoma: anche Alberto Bellelli da sindaco presentò terne con candidati di testimonianza e non ottenne il nome che preferiva.


Degl’Innocenti porta anche in dote il mondo Confesercenti di Mauro Rossi: presidente provinciale di categoria, ha gestito per un certo periodo il Caffè Martini, proprio nei locali della Fondazione.

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Confesercenti ha salutato subito l'elezione. Nessun rapporto causale con la nomina: è semplicemente una rete diversa dal Pd.


Righi vince anche quando perde: ma non è che perde apposta? Il dubbio viene perché qualcosa di simile è già successo con Aimag: Paola Ruggiero, vicina al Pd, sembrava insostituibile mentre portava avanti il rafforzamento con Hera. Saltata l’operazione è subito stata sostituita da Valerio Pozzi - che non è di certo del Pd - con il plauso del vannacciano Guglielmo Golinelli. Per le dimissioni di Daniela Depietri, che aveva provato fino all'ultimo a riconfermarla.


Viene così il sospetto che anche Reggiani fosse sacrificabile dall’inizio. Ma vorrebbe dire pensare che Righi faccia apposta a consumare pezzo dopo pezzo il Pd carpigiano. Ipotesi difficile da sostenere.


Eppure il risultato è quello: il Pd non ha più il controllo che aveva sulle nomine, non ha un segretario né una guida e in giunta ha visto crescere il peso di figure esterne. Lo stesso Maurizio Maio non appartiene di certo alla vecchia guardia, anzi: da capogruppo uscente è finito escluso dal consiglio. Gli alleati incidono poco, dopo Andrea Artioli non hanno toccato palla.

Carpi a Colori invece continua a occupare spazi.


Da qui nasce l'ipotesi di una strategia: che quella borghesia di sinistra che vent’anni fa ci provò con Alleanza per Carpi e Carpi Futura, capito che contro un Pd così forte non si poteva vincere e deciso di fare entrismo, potrebbe avere un obiettivo diverso per il 2029: distruggere il Pd e arrivare alle elezioni con Righi e una propria area autonoma.


Magath

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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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