Lo hanno detto e scritto anche altri e lo hanno confermato autorevoli rappresentanti dello stesso partito o comunque elettori da sempre di sinistra. Aumentando in questo modo le dimissioni della segretaria Daniela De Pietri di ulteriori dubbi e misteri di palazzo. Dimissioni peraltro date fuori tempo, lontano dai congressi, senza motivazioni politiche valide, forse collegate alle ultime nomine di rappresentanti del Pd in taluni enti pubblici, diverse da quelle che essa aveva proposto come segretaria, lasciandola praticamente sola. Sola anche da parte del partito nel suo complesso anche provinciale come dimostrano le scarne dichiarazioni della segreteria provinciale del Pd parse ‘dovute’, di routine, burocratiche, date quasi con fastidio, anche se si tratta di Carpi, il comune della Provincia più grande dopo quello di Modena.
Un imbarazzo che coinvolge anche la giunta comunale del sindaco Righi nella quale il Pd è l’azionista di maggioranza, quello cioè chiamato a governare la città, con immancabili contraccolpi negativi tramutatisi in ritardi, incomprensioni, rinvio di scelte urgenti di carattere amministrativo e attese dalla cittadinanza.
E così Carpi resta al palo, depressa, ferma, con pochi punti di riferimento positivi rappresentati da Cmb, Garc, Emmegi e da poche altre aziende di settori produttivi che tuttavia riguardano l’iniziativa privata e non i doveri della pubblica amministrazione che è quella che interessa da vicino i cittadini.
E la perdita della figura del Vescovo (checchè se ne dica), rientra in questo progressivo impoverimento della carpigianità e del suo patrimonio storico nel suo complesso causando un minore peso specifico politico a livello provinciale e regionale.Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà, con una città abbruttita, con verde pubblico trascurato e non sfalciato, strade dissestate, altre chiuse da anni come Via Battisti, il Biscione e gli altri ghetti lasciati così come si trovano, il parcheggio della stazione risultato completamente sbagliato a danno dei pendolari, dei visitatori e degli utenti disagiati, il treno per Modena e Mantova che conosce troppe improvvise sospensione del servizio o dolorosi ritardi per lavoratori e studenti senza che le continue proteste del Comitato degli utenti abbia sinora trovato ascolto in Regione. Con episodi inspiegabili per non dire ridicoli come quello delle aiuole nel mezzo divia Roosevelt, impianti sportivi fermi a quelli di un tempo, con una scarsa capacità comunicativa tra Comune e cittadini come, ad esempio, sull’allargamento dell’area del centro a zona Ztl, con un Polo universitario sinora non decollato mentre lo è stata invece la cementificazione dell’area un tempo verde e con strade che presentano buche anche in
E, insieme a tutto questo, assistiamo ad un aumento delle tariffe del Comune per la raccolta dei rifiuti e per altri servizi di competenza comunale, mentre altre realtà come Correggio o Sassuolo, si dimostrano più dinamiche, attive e propositive, con maggiore ascolto delle gente e un maggiore peso politico nei confronti di Provincia e Regione. Noi invece sembriamo in attesa di un ipotetico nuovo ‘boom’ economico, analogo a quello che ci vide un tempo non lontano comecittà ricca, ‘capitale italiana della maglieria’.
Carpi ha bisogno in sostanza di correre, ha necessità di una guida ferma capace di ascoltare per davvero la città e non solo le correnti interne al Pd, di occuparsi di sicurezza, lavoro, mobilità più scorrevole e migliore qualità della vita. Senza rincorrere modelli ideologici che hanno fatto il loro tempo, ma di scelte concrete per rendere il centro storico più attivo, vivo, sicuro, illuminato e non più in balia di bande di malintenzionati.
Carpi ha bisogno di tornare una città ‘green’ ma non vittima di un ambientalismo solo ideologico e di
Cesare Pradella
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