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Integrazione Sassuolo-Scandiano, la Cisl sottoscrive il 'no' dei chirurghi guidati da Di Benedetto

Integrazione Sassuolo-Scandiano, la Cisl sottoscrive il 'no' dei chirurghi guidati da Di Benedetto

'La politica e la programmazione devono essere al servizio del bisogno sanitario, è finita la stagione in cui si chiede al professionista di essere esecutore'


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'Bisogna capire se l’integrazione tra Sassuolo e Scandiano, tra Modena e Reggio, può diventare davvero un progetto innovativo per chi lavora nella sanità e per i cittadini, oppure se rischia di trasformarsi in una semplice operazione di imbellettamento per scarsità di risorse umane ed economiche. Il sindacato è pronto a fare la sua parte ma prima va risolto un problema di metodo: di una scelta presentata come strategica stiamo discutendo soprattutto attraverso annunci e titoli di giornale. Non c’è stato un coinvolgimento del talento e delle competenze di chi, tra i medici e i sanitari, rappresenta il cuore e l’anima dei nostri ospedali'.
Così Cisl Emilia Centrale, Cisl Medici Emilia Centrale e Cisl Fp Emilia Centrale intervengono sul percorso avviato dalle Aziende sanitarie di Modena e Reggio Emilia dopo la clamorosa bocciatura dei sei primari di chirurgia guidati da Fabrizio Di Benedetto, nella foto, (qui) con Roberta Gelmini, Silvia Neri, Micaela Piccoli, Stefano Sassi e Michele Varoli e l'altrettanto incomprensibile soddisfazione di segno opposto del sindaco di Sassuolo Mesini. 'Gli annunci sono arrivati sulla testa di chi lavora nei reparti e questo ha generato delusione. Basta ascoltare cosa dicono e scrivono in queste ore i professionisti della sanità.
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Siamo alla fase zero, ci viene detto. Bene: proprio per questo sarebbe servita da subito una volontà d’ascolto. Non dopo gli annunci', incalzano i sindacati.
Gli stessi documenti dell'Ausl di Mattia Altini anticipati in anteprima da La Pressa prevedono gruppi professionali interaziendali chiamati a elaborare scenari concreti. 'I gruppi di lavoro devono servire a costruire e confrontare scenari diversi, non a dare attuazione a scelte già definite – osservano Cisl, Cisl Medici e Cisl Fp –, non per tradurre un mandato già confezionato, ma per modularlo e, se necessario, correggerlo. Il confronto deve partire da dati trasparenti: liste d’attesa, mobilità dei pazienti, tempi di accesso, posti letto, organici, investimenti e conseguenze sull’intera rete. Così come non si può progettare una nuova rete sanitaria senza un piano del personale: quanti medici, infermieri, oss e tecnici serviranno, dove lavoreranno, se sono previste assunzioni o mobilità e quali effetti ci saranno su turni, guardie e pronte disponibilità'. Il metodo riguarda anche Scandiano, dato che l’Ausl reggiana valuta diverse soluzioni per l’ospedale, compresa una nuova struttura, e ha già attivato un gruppo di lavoro sull’offerta futura.

 

'Una riforma lungo l’asse Scandiano-Sassuolo come quella appresa a mezzo stampa non può cadere dall’alto chiedendo poi ai professionisti di adeguarsi.
Dobbiamo mettere chi cura nelle condizioni di individuare e realizzare ciò che serve davvero ai cittadini e ai lavoratori. La politica e la programmazione devono essere al servizio del bisogno sanitario, è finita la stagione in cui si chiede al professionista sanitario di diventare esecutore di un disegno politico già definito', proseguono i sindacati. Superare i confini amministrativi, per la Cisl, ha una ratio forte: Sassuolo e Scandiano sono territori storicamente e socio-demograficamente integrati. 'Se la sfida è una rete più moderna, capace di mettere insieme competenze e specializzazioni, il sindacato c’è. Ma innovare non significa spostare attività: significa progettare in maniera più funzionale al bisogno sanitario reale, verificando cosa rafforzare, cosa integrare, con quali organici e risorse'.

 

Decisivo anche il fattore demografico. Basta guardare al calo delle nascite e all’invecchiamento accelerato di due province che, al 2042, avranno circa il 28% in più di over 65. Integrare i bacini può aiutare a mantenere competenze, qualità e sicurezza. I sindaci fanno bene a occuparsene, le Aziende farebbero bene a considerare i lavoratori come ingegneri e protagonisti del cambiamento.
Il progetto prevede infine che gli scenari arrivino alle Conferenze territoriali sociali e sanitarie, ma per i sindacati queste 'non possono essere soltanto il luogo in cui approda un progetto già costruito.
Diventino uno dei luoghi, non l’unico, in cui sia possibile orientarlo e accompagnarlo, facendone, anche attraverso altre sedi di confronto con i lavoratori e i cittadini, un vero progetto di comunità e territorio. Se questo è davvero l’inizio del cantiere, le Aziende dimostrino che il dialogo con i lavoratori non è un rito accessorio', concludono i sindacati
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