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Ospedale di Mirandola, in 200 ieri sera all'assemblea pubblica: sindaci e dirigenti Ausl disertano l'incontro

Ospedale di Mirandola, in 200 ieri sera all'assemblea pubblica: sindaci e dirigenti Ausl disertano l'incontro

Il Dg Altini appena due giorni fa ha inspiegabilmente dichiarato che, sul tema ospedali, 'i cittadini non sono affatto interessati ai confini amministrativi'


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Sala piena ieri sera a Palazzo Vischi di Mirandola per l’assemblea pubblica sul futuro dell'ospedale Santa Maria Bianca, promossa dal Comitato Salviamo l’Ospedale della Bassa insieme alle associazioni La Nostra Mirandola e Giardino Botanico La Pica.

Circa 200 persone presenti - con diversi interventi sui problemi attuali dell'ospedale - a testimonianza di quanto il tema sia sentito e della volontà diffusa di battersi contro i tagli mascherati pensati dall'Ausl. Totalmente assenti i sindaci della Bassa, a partire da Letizia Budri e Michele Goldoni, così come i dirigenti Ausl, con il Dg Mattia Altini che appena due giorni fa ha inspiegabilmente dichiarato che, sul tema ospedali, 'i cittadini non sono affatto interessati ai confini amministrativi'.

Presenti molti consiglieri comunali, sia di centrodestra che di centrosinistra, mentre l'unico consigliere regionale presente era Gian Carlo Muzzarelli.

Ad aprire il confronto il dottor Sergio Penitenti, alla cui relazione sono seguite quella del dottor Stefano Toscani, di Ubaldo Chiarotti, del dottor Stefano Cencetti, interventi moderati dall'ex sindaco di Mirandola Luigi Costi insieme a Nicoletta Vecchi Arbizzi e Giorgio Cavazza.

I Comitati hanno presentato le loro proposte per l'ospedale unico baricentreco o per i due ospedali pari livello.

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In particolare Chiarotti ha spiegato le differenze tra le due tesi con l'ospedale unico da 400 posti letto collocabile tra Cavezzo e Medolla che avrebbe il vantaggio di costare meno e offrire un livello di servizi superiore e con i due ospedali da almeno 170 posti l'uno che avrebbero il vantaggio della prossimità e della maggiore accessibilità.


Tema centrale della serata è stato il secco no all'ipotesi di un vero ospedale a Carpi e di un 'finto ospedale' di Mirandola, una sorta di casa della salute a bassa complessità. Questo del resto è proprio lo scenario che - stando ai comitati - con la realizzazione del nuovo nosocomio a Carpi si andrebbe incontro. E' stato il dottor Toscani, in questo contesto, a fissare il tetto minimo di posti letto (170) per scongiurare la riduzione del nosocomio mirandolese a una sorta di 'grande ambulatorio' e per continuare a servire i bisogni della Bassa.


Va detto che il progetto del nuovo ospedale carpigiano è già in stato avanzato, ma - come è stato fatto notare ieri sera - la partita è tutt'altro che chiusa.

'Le delibere regionali autorizzano per il nuovo ospedale di Carpi investimenti per 127 milioni di euro di cui 60 milioni pubblici, per realizzare il nuovo ospedale serve una cifra doppia e sta alla Regione reperire la quota rimanente o autorizzare altre spese - spiega Luigi Costi -.

Se mancano 120 milioni per Carpi, allora come è possibile trovare i soldi anche per potenziare l'ospedale di Mirandola mantenendolo pari livello?'

Il ragionamento dei Comitati è chiaro: meglio un ospedale baricentrico per risparmiare denaro, ma se ormai si è deciso di puntare su un nuovo ospedale a Carpi, si dica chiaramente come si troveranno le risorse per non trasformare quello di Mirandola in un simulacro.


Ieri sera sono stati snocciolati anche i dati sulla mobilità. Mirandola ha perso 4000 ricoveri in 12 anni, dimezzati rispetto agli 8000 del 2010, eppure all'ospedale di Carpi si è rivolto solo un cittadino di Mirandola su sei, gli altri si sono rivolti agli ospedali di Modena o del Bolognese. Del resto perchè andare a Carpi se da San Martino Spino vi è una distanza di 60 km, così pure da Finale Emilia e se i punti sono chiusi nemmeno è possibile passare il Secchia?

Ovvia la critica ad Altini, secondo il quale i cittadini non sarebbero interessati ai confini amministrativi.

'Forse chiudendo servizi e ospedali il costo aziendale si abbassa - è il ragionamento dei Comitati -, ma il costo economico per la comunità aumenta anche solo in termini di trasferimenti: in questo modo l'Ausl scarica i suoi costi sulle spalle delle famiglie che pagano molto di più, producono più costi ambientali e si fanno carico di maggiori rischi in termini di sicurezza'.

Giuseppe Leonelli

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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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