Insomma la retorica della 'eroica resistenza Ucraina' non fa più breccia nei cuori della novella opposizione di centrosinistra che - forse per differenziarsi dal governo a traino Giorgia Meloni - lascia alla sola Fratelli d'Italia la bandiera dell'invio delle armi ad oltranza a Zelensky.
Certo, la giravolta sarà in parte strumentale, in parte sarà un modo per cercare di sventolare ramoscelli d'ulivo a un elettorato da sempre contrario alla logica delirante della 'guerra per fermare la guerra', ma è comunque un segnale che va nella direzione giusta.
Dalla tesi folle che sta portando l'umanità verso il baratro nucleare se ne esce con la diplomazia, sembra dire il Pd, e non con le posizioni del muro contro muro del presidente della Ucraina. Insomma, i tempi draghiani degli applausi a scena aperta a Zelensky sono finiti per il Pd (e forse anche per gli stessi Stati Uniti dopo l'omicidio della figlia di Dugin e dopo l'attacco al ponte di Crimea), mentre il cerino del 'partito della guerra' potrebbe restare ora a Fratelli d'Italia.
Giorgia Meloni infatti all'indomani della vittoria aveva garantito 'pieno sostegno a Kiev', un appoggio incondizionato che ora appare come un unicum in Italia. Zelensky non è più il Nobel per la Pace in pectore e le sue richieste di armi di ogni genere non sono più il segno di un eroismo da sostenere.
Il vento è cambiato e il Pd che a opportunismo politico non è secondo a nessuno, lo ha capito. Vedremo quanto impiegherà a capirlo anche la presidente del Consiglio semi-designata Giorgia Meloni.
Giuseppe Leonelli


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