Ma, al di là di queste trame politiche, Altini, in accordo con l'assessore regionale Fabi e con il Dg Aou Boldino, il progetto lo ha davvero nel cassetto. Davvero - come pubblicato in anteprima da La Pressa - il capo dell'Ausl modenese vorrebbe arrivare nel lungo periodo a chiudere il Policlinico per trasformarlo in qualcosa di simile a un grande poliambulatorio (lo ha detto la prof Modena), facendo di Modena quel 'laboratorio' (per citare una parola di Mezzetti) sui tagli alla sanità in Regione. Una sorta di esperimento per allargare a tutta l'Emilia Romagna la nuova sanità che rispetta i bilanci e che si apre con amore al privato.
E allora occorre interrogarsi come sia stato possibile che la culla della sinistra italiana abbia permesso a un dirigente vicino a CL di coltivare un sogno simile, fino a renderlo addirittura probabile trovando come sponda, interessata a tutt'altro, ma sempre sponda, nel sindaco di Modena.
La genesi di questa deriva è probabilmente da ricercare a monte, nella incapacità del Pd di porre un freno ad Altini quando era in tempo.
In particolare vi è stata un delibera che ha fatto da spartiacque. Il fatto risale esattamente a un anno fa: si tratta della delibera del 28 ottobre 2025, quella con la quale il Dg Ausl introdusse la regola del premio economico per i medici di base che prescrivono meno esami. Per la precisione un incentivo di 1,2 euro ad assistito all'anno per i medici di base che prescrivono un numero di esami specialistici che non superi del 25% in più o in meno quelli prenotati nel 2024.
Davanti a una simile decisione il Pd di Modena avrebbe dovuto fare le barricate. Avrebbe dovuto opporsi con forza e determinazione. Invece ha accettato la narrazione del tutto strumentale della 'appropriatezza' e ha consentito che i medici fossero pagati per far fare meno visite ai pazienti. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: basta recarsi da un medico di base e ci si accorge quanto sia complesso poter prenotare visite richieste in modo esplicito da professionisti privati, ai quali si è ricorso per la vergogna delle infinite liste d'attesa nel pubblico.
Quel 25 ottobre segna l'inizio di una flessione del piano inclinato che ha portato all'idea balzana di smantellare il Policlinico della città. Il Pd non disse nulla allora e anche oggi - annicchilito dalla paura del gioco di forza di Mezzetti - tace. Dice frasi a metà, si accontenta delle spiegazioni sulla necessità di non fare doppioni e di 'riorganizzare'. Incapace di dire esplicitamente che il Policlinico di Modena non si tocca, perchè il suo trasloco si trasformerebbe in un dimezzamento dell'offerta, al di là delle belle e inutili promesse. Incapace di ribattere con ferma risolutezza al sindaco e ad Altini una verità che tutti i modenesi, in primis quelli iscritti al Pd come dimostra l'assemblea cittadina, hanno ben chiara: il Policlinico resta dov'è con i suoi reparti e il suo Ps: oggi così come tra 10 anni. Oggi in Consiglio comunale vi è l'ennesimo banco di prova: vedremo se il Pd darà segni di vita, quantomeno per la consapevolezza che tacendo forse si salva la giunta per un paio d'anni, ma, come insegna Mirandola, si rischia di perdere la città per i prossimi 20 anni.
Giuseppe
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